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Domenica, 19 Maggio 2024
Le motivazioni / Palma di Montechiaro

La morte di Roberto Di Falco, i giudici: "Ucciso dal concessionario ma è legittima difesa"

Il tribunale del riesame ritiene che il commerciante di auto abbia commesso l'omicidio ma che sia stato "scriminato" dal fatto che era stato aggredito

"La ricostruzione storica dei fatti del gip è corretta ma non si è trattato di 'omicidio per errore' ma di un omicidio per legittima difesa".

Il concessionario di auto, vittima del pestaggio, quando ha visto spuntare la pistola, spostandola e deviando il colpe sull'addome di Roberto Di Falco, si è solo difeso da un tentativo di omicidio ai suoi danni. La sua condotta, quindi, secondo i giudici deve essere "scriminata" mentre ai quattro indagati va contestato il tentato omicidio ai suoi danni e non "l'omicidio per errore" di un componente del loro "commando".

Il tribunale del riesame ha pubblicato le motivazioni del provvedimento con cui, pronunciandosi sul ricorso dei difensori, gli avvocati Giovanni Castronovo, Santo Lucia e Antonio Ragusa, ha annullato l'accusa principale a carico dei tre indagati per la sparatoria dello scorso 28 febbraio, in una concessionaria del Villaggio Mosè.

La vittima è Roberto Di Falco, trentasettenne di Palma, freddato, quel venerdì sera, da un colpo di pistola all'addome.

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Sotto accusa Angelo Di Falco, 39 anni, fratello della vittima, Calogero Zarbo, 40 anni e Domenico Avanzato, 37 anni, tutti di Palma.

La procura ritiene che si sia trattato di una spedizione punitiva finita male. Il commerciante, in particolare, pare avesse un debito con Roberto Di Falco legato alla compravendita di auto che sarebbe stata pagata a Di Falco con un assegno scoperto. La stessa vittima, peraltro, lavorava nel settore del commercio delle vetture. 

Il titolare della concessionaria, che sarebbe stato picchiato dai quattro palmesi, mentre si trovava all’interno di un’auto, avrebbe avuto la prontezza di riflessi di spostare la pistola con la mano mentre Roberto Di Falco provava a sparargli ferendolo mortalmente nel tentativo di difendersi. "È una mossa - ha detto alla squadra mobile - che ho imparato quando ho fatto il servizio militare". Da lì la contestazione dell'omicidio "per errore" da subito contestata dalla difesa e adesso sconfessata dal tribunale del riesame.

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I giudici, tuttavia, hanno confermato la custodia cautelare in carcere per tutti per l'accusa di tentato omicidio ai danni del figlio del titolare della concessionaria, al quale Angelo Di Falco avrebbe provato a sparare dopo che il fratello era caduto per terra in seguito al colpo ricevuto, e per quella di detenzione illegale di arma. La vittima designata, in questo caso, si sarebbe salvata per l'inceppamento dell'arma. 

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La difesa ha sempre sostenuto che i quattro palmesi siano andati nella concessionaria per picchiare il titolare - le immagini della video sorveglianza lo mostrano con chiarezza - e che lo stesso abbia tirato fuori la pistola (non ritrovata) e abbia fatto fuoco, uccidendo Roberto Di Falco. 

Il concessionario, indicato adesso come parte offesa, ha nominato come difensore l'avvocato Salvatore Cusumano. 

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