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Lunedì, 15 Aprile 2024
La morte di Roberto Di Falco

Ucciso "per errore" davanti alla concessionaria del Villaggio Mosè? I tre indagati negano i fatti: "E' stato il titolare a sparare"

Il trentasettenne Domenico Avanzato smentisce di avere preso parte a qualsiasi spedizione punitiva: "Non ho visto alcuna pistola". Il fratello della vittima e l'altro amico: "Ha tirato fuori l'arma per uccidere, il figlio del negoziante voleva colpirlo con una pala dopo che era caduto a terra sanguinante"

I tre indagati negano ogni addebito. "Non ho preso parte ad alcuna spedizione punitiva ma solo dato un passaggio ad Angelo Di Falco, gli altri due non si trovavano assieme a noi. Non ho picchiato nessuno e non ho visto la pistola": Domenico Avanzato, 37 anni, uno dei tre palmesi accusati dell'omicidio "per errore" di Roberto Di Falco, anche lui trentasettenne, si difende e nega ogni accusa. 

L'indagato, assistito dal suo legale Antonio Ragusa, è stato il primo a comparire davanti al gip Giuseppe Miceli che dovrà decidere se convalidare il fermo disposto dal pubblico ministero Gaspare Bentivegna che contesta, a carico dei tre indagati finiti in carcere, l'omicidio "per errore" di Roberto Di Falco e il tentato omicidio del figlio del titolare della concessionaria del Villaggio Mosè, nel cui piazzale sarebbe avvenuto l'agguato, sopravvissuto grazie all'inceppamento dell'arma. Contestato, infine, il porto illegale della pistola che non è stata ancora ritrovata. 

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Poco dopo sono stati interrogati gli altri due indagati ovvero Angelo Di Falco, 39 anni, fratello della vittima e Calogero Zarbo, 40 anni. Entrambi, difesi dall'avvocato Santo Lucia, hanno negato ogni addebito.

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All'origine della spedizione punitiva ci sarebbe il mancato pagamento di alcune autovettura da parte del concessionario alla vittima che aveva pure un'attività di rivendita auto.L’ipotesi della procura e della squadra mobile di Agrigento è che il titolare della concessionaria, che sarebbe stato picchiato dai quattro palmesi, mentre si trovava all’interno di un’auto, nel piazzale della concessionaria, avrebbe avuto la prontezza di riflessi di spostare la pistola con la mano mentre Roberto Di Falco provava a sparargli. "Dinamica inverosimile", ha sottolineato la difesa.

Il proiettile, quindi, avrebbe colpito lo stesso attentatore all’addome uccidendolo. Subito dopo il fratello della vittima avrebbe preso l’arma per sparare al figlio del titolare ma la pistola si sarebbe inceppata.

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La polizia e la procura hanno dato credito alla versione riferita dal titolare della concessionaria mentre il fratello della vittima, che ha fornito diverse versioni, poi smentite dalle immagini di video sorveglianza del piazzale, sostiene che avrebbe tolto la pistola (non ritrovata) dalle mani del concessionario dopo che quest’ultimo aveva sparato e ucciso il fratello. Di Falco ha confermato la versione al giudice ribadendo che il concessionario, dopo essere stato aggredito, ha tirato fuori la pistola e ha sparato.

Zarbo, inoltre, ha raccontato di avere provato a trattenere il concessionario dopo avere visto che stava per usare una pistola ma di non esserci riuscito. "Ho provato a rianimare Roberto visto che sono volontario soccorritore ma nel frattempo è arrivato il figlio del concessionario con una pala in mano e ha provato a colpirlo in testa".

Le immagini mostrano solo l’aggressione e la vittima cadere a terra ma sulla mano sono stati trovati dei segni di scarrellamento della pistola. Segni che, secondo l'avvocato Lucia che, al termine, ha chiesto di non applicare alcuna misura cautelare, sarebbero riconducibili al tentativo di disarmare il titolare dell'attività. Il giudice deciderà entro domani pomeriggio.

(Aggiornato alle 19,10)

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