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Un frame del video che ha preceduto l'episodio

Un frame del video che ha preceduto l'episodio

Arnone assolto per oltraggio, il giudice denuncia il poliziotto: "Teste mendace"

L'avvocato si era rivolto al vicequestore Giovanni Giudice dicendogli: "Lei cu m... è". Nella sentenza si spiegano le ragioni del proscioglimento: "Era esasperato da martellanti e abnormi manovre persecutorie". Trasmessi gli atti alla Procura per il dirigente: "Contrasti fra le sue dichiarazioni e le altre evidenze documentali e testimoniali"

"La frase giunge al culmine dell’esasperazione emotiva in cui Arnone si è trovato a seguito delle martellanti e abnormi manovre persecutorie della polizia a partire dall’inopinato “blitz” irrituale nel suo studio e per finire con l’inseguimento giù per le scale fino allo spiazzo antistante il bar che si trovava al piano terreno della palazzina che ospita lo studio legale".

Il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Antonio Genna, che lo scorso 16 novembre ha assolto l'avvocato Giuseppe Arnone dall'accusa di oltraggio a pubblico ufficiale, ha depositato le motivazioni del verdetto con cui, oltre a censurare pesantemente l'operato della polizia, dispone la trasmissione degli atti alla Procura per il vice questore Giovanni Giudice (non più servizio ad Agrigento), arrivando alla conclusione che ha testimoniato il falso. 

"Il riscontro di oggettivi e decisivi contrasti - scrive - dal contenuto della deposizione del teste Giovanni Giudice emerge rispetto alle evidenze documentali e alle altre testimonianze". Arnone, in particolare, era accusato di averlo insultato, rivolgendosi pubblicamente a lui dicendogli: "Ma lei cu m... è".

L'episodio risale al 30 settembre del 2015 quando Arnone, in seguito alla fissazione di una conferenza stampa nel suo studio legale di fronte al tribunale, si era rivolto al poliziotto, arrivato insieme ad altri agenti per impedire quella che riteneva essere una manifestazione non autorizzata.

L'episodio è stato immortalato in un video, diffuso dallo stesso Arnone su youtube. 

"L’esacerbazione - scrive il giudice Antonio Genna - raggiunge il culmine a seguito dell’insistente e ingiustificata pretesa che il funzionario avanza ad Arnone di seguirlo in Questura, dato che questa richiesta, inizialmente basata su esigenze di identificazione chiaramente insussistenti, vista la notorietà e la disponibilità di Arnone di fornire i documenti personali, viene poi spiegata con l’esigenza di sottoporlo a trattamento sanitario obbligatorio, richiesta la cui abnormità è di tutta evidenza poiché viene formulata da un soggetto istituzionalmente privo di legittimazione".

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