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Il premier Conte con il ministro Speranza

Il premier Conte con il ministro Speranza

Nuovo Dpcm: Governo conferma l'ipotesi dello stop all'asporto per i bar dopo le 18

L'ordinanza del ministro Speranza che ha portato in zona arancione Sicilia, Lombardia, Calabria, Emilia-Romagna e Veneto in zona arancione da lunedì scade venerdì 15 gennaio. Sarà confermato il coprifuoco dalle 22 alle 5

Nella bozza del nuovo Dpcm discusso ieri in una riunione tra il governo, Regioni, Anci e Upi con i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza resta il modello delle fasce ma spunta l'abbassamento delle soglie dell'indice di contagio per finire in zona rossa, arancione o gialla e quello dell'occupazione delle terapie intensiva: le norme dovrebbero valere fino a fine febbraio. Mentre secondo quanto detto dal responsabile della Salute "nella bozza non c'è il weekend arancione in tutta Italia". La proposta - per ora respinta - di portare l'intero paese in zona arancione è stata avanzata da tre regioni: Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Campania. Mentre lo stato d'emergenza verrà prorogato fino al 30 aprile attraverso un decreto legge. 

Il nuovo Dpcm e le 13 regioni a rischio zona rossa o arancione

Come da pronostici, è invece scomparsa l'idea di portare le regioni in zona rossa in base all'incidenza di casi settimanali ogni centomila abitanti, perché secondo le obiezioni dei tecnici questo potrebbe portare i territori a effettuare meno test del tampone per rientrare nelle soglie. Inoltre sembra tramontata l'ipotesi di velocizzare l'iter di approvazione delle nuove norme, che prevedeva l'ok definitivo entro mercoledì 13 gennaio: giovedì infatti è in programma un'altra riunione tra il governo e gli enti locali per l'illustrazione definitiva delle nuove regole. Soltanto successivamente arriverà il varo, che potrebbe avvenire in due giornate successive secondo lo schema di novembre e dicembre: prima il decreto legge e il giorno dopo il Dpcm. Nel decreto ci sarà la proroga dello stato d'emergenza (per il momento fissata al 30 aprile) e del divieto di spostamento tra le regioni, anche quelle gialle, mentre il Dpcm conterrà il resto delle restrizioni. Il governo non ha comunque rinunciato a modificare i criteri per portare in zona rossa e arancione le regioni. 

E secondo l'agenzia di stampa Ansa l'ipotesi ora sul tavolo è di abbassare la soglia critica del tasso di occupazione delle terapie intensive e dei posti letto in area medica, fissata ora al 30% e al 40%. Sotto quella soglia si entrerebbe in automatico in zona arancione o rossa: in base all'ultimo monitoraggio, 13 sono le regioni e le province autonome a rischio: 7 (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Veneto, Bolzano e Trento) per tutte e due le voci, 6 (Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria, Puglia e Valle d'Aosta) per una sola delle due. L'obiettivo, ha spiegato il governo alle Regioni, è quello di rendere più semplice, automatico e veloce l'ingresso nella zona arancione, facendo pesare di più l'indice di rischio riguardo lo stress delle strutture ospedaliere. L'altra ipotesi è intervenire di nuovo sull'indice di contagio Rt, che già oggi prevede l'ingresso in zona arancione per chi è sopra l'1 e in zona rossa per chi è sopra 1,25. Il cambio prevede che  si vada in arancione se il rischio è “alto” e Rt è uguale o superiore a 1, in rosso se il rischio è “alto” e Rt a 1,25. Secondo lo schema del Dpcm presentato alle regioni i divieti sono questi:

  • sarà vietato in tutta Italia (anche per le Regioni gialle) superare i confini regionali, tranne che per rientrare nella propria residenza, domicilio o abitazioni o per "comprovate ragioni" di necessità lavoro, urgenza;
  • sarà vietato in tutta Italia vendere bevande e cibo dopo le 18, anche se consumati fuori dai locali;
  • i centri commerciali continueranno a restare chiusi durante il week-end; 
  • come detto, verrà stabilito il passaggio in zona arancione o rossa per tutte le Regioni a “rischio alto” in base ai 21 parametri, tra cui la saturazione dei posti in terapia intensiva e in area medica e la possibilità di tracciare i contagi.

Sarà confermato il coprifuoco dalle 22 alle 5 e la deroga che consente a due persone con figli under 14 ed eventuali disabili di andare a trovare a casa parenti e amici una sola volta al giorno, oltre alla zona bianca alla quale si dovrebbe accedere con Rt sotto 0,50 e un'incidenza di casi di 50 ogni 100mila abitanti. C'è da ricordare che l'ordinanza del ministro Speranza che ha portato in zona arancione Sicilia, Lombardia, Calabria, Emilia-Romagna e Veneto in zona arancione da lunedì scade venerdì 15 gennaio. Cade, invece, l'ipotesi di weekend arancioni in tutta Italia, come l'ultimo fine settimana, nel nuovo testo: "Nella bozza non c'è", ha detto Speranza alle Regioni. Secondo quanto viene riferito, da parte degli Enti Locali c'è stata una sostanziale condivisione all'impianto del nuovo Dpcm  unita al pressing per ristori adeguati alle attività penalizzate dalle misure anti Covid. Compresi gli stessi bar che potrebbero vedere precluso l'asporto dopo le 18 con le nuove regole. Con il mantenimento delle fasce, certa la non riapertura degli impianti di sci dal 18 gennaio. 

L'impennata di contagi in arrivo dopo Natale

Per il resto, il governo conferma di voler introdurre nel Dpcm il divieto per i bar di vendere cibi e bevande da asporto dopo le 18. La logica, spiega oggi Il Fatto Quotidiano, è quella di evitare la vendita di prodotti che possano essere consumati per strada (con rischio assembramento) e permettere comunque di acquistare cibo o bevande da portare a casa. La scelta sarebbe stata ribadita nel corso della riunione con le regioni. La misura dei weekend in arancione potrebbe essere introdotta più avanti. Intanto il presidente del consiglio Giuseppe Conte in un'intervista rilasciata al Tg3 paventa l'arrivo di "un'ondata di contagi", che era stata pronosticata nei giorni scorsi anche da alcuni esperti, i quali avevano puntato il dito sul Natale 2020 e sul Capodanno con deroghe.

Secondo il Corriere della Sera dal ministro Speranza giovedì in Parlamento saranno illustrati un nuovo Dpcm con le nuove regole e un decreto legge che prorogherà lo stato di emergenza al 30 aprile: il governo ritiene indispensabile mantenerlo per almeno tre mesi per gestire questa fase di campagna vaccinale e le forniture per le strutture sanitarie e anche per prorogare lo smart working. Il Mattino spiega oggi che con le nuove regole a rischiare di diventare arancioni con ordinanza del ministero sono numerose regioni.

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