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Da sinistra: il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo, il procuratore capo Renato Di Natale e il responsabile della sezione Pg del Corpo forestale dello Stato, Francesco Di Giorgio

Da sinistra: il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo, il procuratore capo Renato Di Natale e il responsabile della sezione Pg del Corpo forestale dello Stato, Francesco Di Giorgio

Ruspe contro gli abusi ad Agrigento, Licata e Palma. Il procuratore: «Intollerabile richiesta di denaro per evitare demolizioni»

Protocollo d'intesa tra Procura e Comune di Agrigento per «restituire la legalità». Ruspe pronte a tornare ad Agrigento e in procinto di entrare anche a Licata, Palma di Montechiaro e Realmonte. Il procuratore risponde alle accuse e controbatte: «C'è stato chi ha chiesto soldi dicendo di riuscire ad evitare le demolizioni». Poi ancora, rispondendo all'avvocato Arnone: «Intervenga l'Ordine degli avvocati»

Ruspe anti-abusivismo pronte a tornare ad Agrigento e ormai prossime a varcare anche gli ingressi di altri tre comuni della provincia: Licata, Palma di Montechiaro e Realmonte. Continua il pugno duro contro gli abusi edilizi in tutta la provincia di Agrigento e contro chi ha ricevuto l'ingiunzione di demolizione e non ha ancora abbattuto i fabbricati costruiti illegalmente. 

Stamani, negli uffici del Tribunale di Agrigento, è stato siglato  il protocollo d'intesa tra la Procura della Repubblica di Agrigento e il Comune di Agrigento. Da una parte il procuratore capo Renato Di Natale e l'aggiunto Ignazio Fonzo, dall'altra il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, con i responsabili dell'Ufficio tecnico comunale. L'obiettivo è quello di «restituire la legalità tramite l’applicazione di regole e procedure certe in un settore particolarmente travagliato qual è quello dell'edilizia residenziale abusiva». Un documento che rafforza i rapporti tra l'autorità giudiziaria e l'amministrazione comunale per perseguire l'obiettivo delle demolizioni degli immobili abusivi.

Una collaborazione che non riguarderà soltanto Agrigento: le ruspe sarebbero ormai prossime all'ingresso nelle città di Licata, Palma di Montechiaro e Realmonte. I sindaci di questi tre Comuni, infatti, hanno fatto sapere che vogliono perseguire chi ha costruito abusivamente, demolendo gli immobili fuori legge.

Nei prossimi giorni, quindi, oltre a riprendere le demolizioni delle costruzioni abusive nell'area di inedificabilità assoluta ad Agrigento, le ruspe arriveranno anche a Licata, Palma di Montechiaro e Realmonte: nei tre Comuni (e in particolar modo a Realmonte, dove già due anni fa vennero abbattuti gli ecomostri sulla spiaggia della Scala dei Turchi) sarebbero già pronte le liste con i primi fabbricati da abbattere, ordinati secondo la cronologia delle sentenze. 

"PRINCIPESSA ZAIRA" E «IL CASO INESISTENTE». Qualcuno aveva alzato la voce dicendo: «La Procura ha detto di aver demolito, ma in realtà l'immobile dell’ex ristorante "Principessa Zaira" è ancora qui». A far chiarezza è stato il Corpo forestale dello Stato che è stato delegato per l’esecuzione delle sentenze. «L’ex ristorante "Principessa Zaira" – è stato spiegato stamani durante la conferenza stampa in Procura da Francesco Di Giorgio, responsabile della Sezione di Pg del Corpo forestale – è destinatario di due sentenze: per una delle due ha demolito in autonomia, comunicando all'autorità giudiziaria l'avvenuta distruzione del fabbricato. Per l'altra, invece, ha chiesto il pronunciamento del giudice dell'esecuzione per capire se la responsabilità dell’abuso era da attribuire all'autore del reato o all'acquirente del bene». Una vicenda che ha dato vita a delle polemiche, ma che i magistrati hanno voluto chiarire una volta per tutte.

I SILENZI DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI E LE RICHIESTE DI SOLDI. La presentazione del protocollo d'intesa è stata anche l'occasione per rispondere alle accuse dei giorni scorsi nei confronti della Procura da parte dell'avvocato Giuseppe Arnone. Il procuratore capo Renato Di Natale, nel suo intervento dinnanzi i giornalisti, non ha mai fatto il nome del legale (autore dello striscione che raffigurava il capo della procura e l'aggiunto Ignazio Fonzo con le vesti di Pinocchio), ma ha fatto indirettamente riferimento a quegli episodi.

Di Natale e Fonzo hanno risposto all'accusa di aver proceduto per sorteggio («Corbellerie. Stiamo demolendo seguendo la cronologia delle sentenze»), a quella secondo cui non verrebbero demoliti i fabbricati più vicini alla Valle («Stiamo procedendo nei confronti degli immobili che hanno una sentenza definitiva, passata in giudicato. Per le altre costruzioni non ci sono ancora sentenze. In questa fase non possiamo interessare immobili per cui non c’è stato un ordine definitivo») e all'accusa di aver comunicato l'avvenuta demolizione di "Principessa Zaira" («Trovatemi una traccia di una nostra comunicazione in cui abbiamo parlato di avvenuta demolizione. Non esiste» ha detto il procuratore Di Natale). 

«Il Consiglio dell'ordine degli avvocato dovrebbe fare qualcosa – ha detto il capo della Procura - , quantomeno per restituire dignità alla loro professione». Poi una pesantissima accusa che i due magistrati alla guida della Procura hanno accennato ma che non hanno voluto approfondire più di tanto. «C'è chi chiede somme di denaro prospettando che attraverso il suo intervento possano evitarsi le demolizioni. Questi atteggiamenti non possono essere tollerati. "Dammi mille euro" inscenando manifestazioni…». 

«Stiamo facendo rispettare soltanto la legge. Se si vogliono evitare le demolizioni, bisogna chiedere l'intervento del legislatore» ha detto il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo. 
 

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