Beni culturali, la Regione vuole scongiurare una "Notre Dame" siciliana

Ad Agrigento chiese sprovviste di allarmi antincendio, Pontillo: "Sistemi non compatibili con le attività di culto. Si punta su vigilanza e manutenzioni"

L'incendio di Notre Dame (foto ANSA)

Beni culturali a rischio, la Regione Siciliana corre ai ripari. Il presidente Nello Musumeci, ad interim anche assessore ai Beni culturali ha infatti dichiarato ieri all'agenzia di stampa "Adnkronos" che è "in Sicilia abbiamo tantissimi beni culturali che sono sprovvisti di sistemi di sicurezza. Anche questa è una emergenza che va affrontata insieme alle tante altre dell'isola". Il contesto della valutazione è ovviamente quello dei fatti di Parigi e del devastante incendio propagatosi all'interno della chiesa di Notre Dame. 

"La prossima settimana - ha continuato Musumeci - riunirò i dirigenti dei Beni culturali e della Protezione civile per capire come possiamo cominciare ad attrezzare i luoghi di particolare vulnerabilità, penso in prima battuta e quelli arredati con legno e stoffe, per affrontare eventuali emergenze. C'è da fare un lavoro di ricognizione vastissimo. Ci vorranno anni ma dobbiamo cominciare. A volte le tragedie servono a mettere l'accento su temi che spesso consideriamo secondari o sui quali non abbiamo mai posto attenzione particolare".

Una situazione che riguarda potenzialmente anche Agrigento, con riferimento soprattutto alle chiese, in larga parte con soffitti lignei.  "Un bene culturale è di per sé qualcosa di debole, che necessita di cura, assistenza, e vigilanza – dice il responsabile del Beni culturali dell’Arcidiocesi e parroco della Cattedrale, don Giuseppe Pontillo -. Noi, ad esempio, abbiamo un protocollo per il servizio di manutenzione ordinaria e straordinaria. Facendo bene quella il patrimonio può essere preservato, ma non significa ovviamente che le cose imprevedibili non possano comunque accadere".

Pontillo, inoltre, esclude la coesistenza all'interno di chiese aperte al culto - anche quelle di maggior valore storico - di sistemi di allarme antincendio. “No, direi di no - commenta -. Perché innanzitutto all’interno sono preservati beni delicati come tele, quadri e altre opere che potrebbero essere danneggiati dall’acqua prima ancora che dal fuoco o dal fumo, e poi perché dentro le chiese che sono aperte al culto si accendono candele, si accende incenso, e questo potrebbe portare a falsi allarmi. Gli esperimenti fin qui fatti, anche se non ad Agrigento, hanno finora dato risultati negativi. In strutture come il Mudia, invece, abbiamo un allarme antincendio, ovviamente, mentre in altri beni, come la Cattedrale di San Gerlando essenziale è ovviamente il servizio di vigilanza fatto dal nostro personale in modo continuativo. Del resto due sono gli elementi imprevedibili che possono provocare un danno: il fattore umano, e quello puoi cercarlo di limitare con la sorveglianza, e il caso fortuito, come un corto circuito o un fulmine e contro quelli puoi fare relativamente poco”.

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