Inchiesta bis per peculato a carico di un notaio, i giudici chiedono alla Procura di chiarire l'accusa

Antonino Pusateri, 68 anni, è accusato di aver fatto sparire i soldi usati dai clienti per la registrazione degli atti ma per la difesa è stato già giudicato per questi fatti

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"Dagli atti non si evince se si tratta degli stessi fatti per cui è stata già emessa una sentenza". I giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, vogliono vederci chiaro e ordinano alla Procura di precisare, "stante la genericità dei capi di imputazione", se si tratta degli stessi fatti per cui vi è già stata sentenza.

La vicenda è quella scaturita dall'inchiesta "bis" a carico del notaio Antonino Pusateri, 68 anni, accusato di peculato per avere sottratto 81.500 euro che i clienti, andati nel suo studio per registrare una serie di atti, gli avrebbero versato in quanto "responsabile di imposta". Il rinvio a giudizio risale allo scorso 6 dicembre e fu deciso dal giudice dell'udienza preliminare Francesco Provenzano. L’imputato, durante le indagini, si era già difeso sostenendo che si trattasse degli stessi fatti per i quali ha già patteggiato due anni di reclusione. La battaglia su questo punto - decisivo perché, se fosse accertata la veridicità, non si potrebbe dare inizio al secondo processo - non si è mai definita. 

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La Procura riteneva che fossero episodi ulteriori ma, dopo l'esibizione degli atti da parte dell'Agenzia delle Entrate, non si è opposta alla tesi della difesa, all'udienza precedente, con l'intervento in aula del pm Gianluca Caputo. I giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, davanti ai quali si celebra il processo, ieri, dopo un paio di rinvii legati all'emergenza Coronavirus, avrebbero dovuto decidere. Invece è stata emessa un'ordinanza che onera il pm di precisare meglio gli atti. Si torna in aula il 21 luglio. Al centro del processo ci sono alcune somme che, secondo quanto sostiene l’accusa, non sono state mai versate all'Agenzia delle Entrate. Due presunte vittime degli "ammanchi" sono stati risarciti e hanno ritirato la costituzione di parte civile. Il difensore, l'avvocato Giuseppe Scozzari, invoca, in sostanza, il principio del cosiddetto “ne bis in idem”, secondo cui non si può essere giudicati due volte per gli stessi fatti e, dopo avere ottenuto l'esibizione degli atti da parte dell'Agenzia delle Entrate, inizialmente negati, grazie a un'ordinanza del tribunale, chiede che neppure si celebri il processo e i giudici emettano una immediata "sentenza di proscioglimento o non luogo a procedere". 

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