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Porto Empedocle, niente refezione per le scuole dell'infanzia: a rischio anche posti di lavoro

Tra le altre cose, il mancato mantenimento del servizio farebbe perdere per sempre sia i benefici che il posto di lavoro a 16 insegnanti, a 3 collaboratori scolastici e 2 di personale di segreteria

ll servizio di refezione scolastica che, ogni anno, ha garantito la fornitura di pasti a circa 450 alunni empedoclini delle scuole dell’infanzia “Plesso Pirandello” sito in via Molo; “Plesso Marullo” sito in via Trieste, “Plesso Falcone-Borsellino” sito in via Einaudi; “Plesso Montessori” sito in c.da Inficherna, “Plesso Puccio” sito in via Eolo, non è ancora partito e sarà a rischio anche per l'anno prossimo.

A lanciare l'allarme è il presidente del Consiglio di Circolo della Scuola statale materna ed elementare "Rosario Livatino" di Porto Empedocle, Luigi Fiore.

«Tra gli altri aspetti positivi - ha detto Fiore - la refezione scolastica ha rappresentato un aiuto alle famiglie con entrambi i genitori occupati e ha consentito la promozione di una sana e corretta alimentazione, secondo le disposizioni indicate dall’Asl territoriale competente. Per il 2016 il servizio non è stato avviato, a seguito della grave crisi economica in cui attualmente versa il Comune di Porto Empedocle la preoccupazione è che non si rinnovi il servizio nemmeno per il prossimo anno. 

In altri termini se entro i primi giorni del mese di aprile del 2016 non sarà comunicato al Provveditorato agli studi di Agrigento il numero degli insegnanti (compresi quelli previsti per la presenza della refezione scolastica) non si potrà mai più attivare tale servizio poichè le scuole che escono dal “circuito” della mensa scolastica non potranno più rientrarvi. In buona sostanza il mancato mantenimento del servizio, farebbe perdere per sempre sia i benefici  ed il posto di lavoro a 16 insegnanti, a 3 collaboratori scolastici e 2 di personale di segreteria.

Per questo chiediamo ogni utile azione affinché il servizio non subisca alcuna interruzione e che, anzi, sia assicurato un miglioramento della qualità ricorrendo a prodotti a chilometro zero e, come previsto dalla legge 488/99 per la ristorazione scolastica, a prodotti provenienti da un’agricoltura biologica. Speriamo che a pagare, per la mancanza del servizio, non siano sempre le famiglie più povere e più deboli», ha concluso.

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