Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca Santa Margherita di Belice

La Sicilia non comunica i dati sul randagismo, Calasanzio: "E' un problema enorme"

Un altro dei segnali che indicano una chiara volontà di non voler guardare in faccia il problema che ogni anno causa dolore e sofferenza agli animali

"Np. Vuol dire 'non pervenuti'. Sono i dati sul randagismo che la Regione Sicilia nel 2020 non ha trasmesso al Ministero della Salute relativi a ingressi nei canili, nei rifugi, adozioni e sterilizzazioni. Unica regione a rispondere così insieme alla Calabria. Abbiamo un problema enorme e nessuno ci aiuta".

Così Chiara Calasanzio, volontaria e fondatrice dell'Associazione Ohana, il rifugio che da quasi 10 anni accoglie e accudisce cani abbandonati e che attualmente conta ben 100 animali, tra cui 12 cuccioli da svezzare, al suo interno.

Le regioni sono infatti tenute, sentite le associazioni animaliste, protezioniste e venatorie, che operano in ambito regionale, ad adottare un programma di prevenzione del randagismo. Il programma deve prevedere interventi di informazione, anche nelle scuole, e corsi di formazione per chi opera nei servizi veterinari. Ai fini della ripartizione del fondo per la lotta al randagismo istituito con la Legge 281/91 (Legge quadro in materia di tutela degli animali d’affezione e lotta al randagismo) Regioni e Province autonome trasmettono ogni anno al Ministero della salute i seguenti dati: numero di ingressi dei cani nei canili (cioè il numero di cani vaganti catturati sul territorio) numero dei cani dati in adozione numero di gatti sterilizzati nell’anno dal Servizio Sanitario Nazionale.

Sicilia e Calabria, però, nel 2020 non hanno inviato alcun dato. "In totale - continua Calasanzio - nel 2020 sono entrati nei canili sanitari 76.192 cani, mentre altri 42.665 sono finiti nei rifugi. Il numero di cani adottati è di 42.360, dato che si avvicina molto a quelli degli ingressi nei rifugi, perché noi, a differenza dei canili comunali, abbiamo un reale interesse che i cani trovino una nuova famiglia, visto che non percepiamo alcun contributo per ogni cane accolto. Non inviare i dati al Ministero vuol dire non poter accedere ai fondi destinati a interventi specifici nel territorio regionale, fondi di cui abbiamo urgentemente bisogno per portare avanti campagna di sterilizzazione di massa, altrimenti questo problema non si estirperà mai" - conclude Chiara Calasanzio.

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