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Persero le loro 4 bambine nel naufragio dell'11 ottobre 2013, il racconto dello pneumologo siriano: "Perché sono sopravvissuto e loro sono morte?"

Il siriano sessantunenne Wahid Yussed: "La situazione è un po' migliorata grazie a Dio che ci ha donato altre due figlie, ma abbiamo avuto bisogno di grande supporto psicologico perché pensavamo che la vita fosse finita dopo quel giorno"

Randa, Sherihan, Nurhan, Christina. Sull'avambraccio sinistro, con dei cuoricini all'inizio e alla fine, ha i nomi delle figlie - di 10, 8, 5 e mezzo e quasi 2 anni - tatuati. Bambine il cui corpo, dopo il naufragio dell'11 ottobre 2013, non è stato mai trovato. Ha lo sguardo fisso sull'ingresso dell'istituto omnicomprensivo Pirandello di Lampedusa, da dove è un via vai di studenti europei e dove è stata portata la testimonianza dei sopravvissuti dei naufragi del 3 e 11 ottobre di 9 anni fa e dei loro familiari, e non apre bocca, quasi come se fosse ancora sotto choc. "Ogni istante di quel viaggio è scolpito nella nostra memoria, per due anni ci siamo svegliati ogni notte chiamando il nome delle nostre figlie che sono disperse - ha raccontato il marito: Wahid Yussed, siriano sessantunenne, direttore del reparto di Pneumologia in un ospedale della Libia - . La situazione è un po' migliorata grazie a Dio che ci ha donato altre due figlie, ma abbiamo avuto bisogno di grande supporto psicologico perché pensavamo che la vita fosse finita dopo quel giorno".

A Lampedusa si ricorda la strage del 3 ottobre

La coppia vive a Dussemburg in Germania dove il medico studia il tedesco e spera di poter tornare in reparto. Dopo il naufragio sono stati, per 7 anni, come rifugiati politici, in Svizzera. Da 2 anni sono invece in Germania. "Mi sento in colpa. Perché io sono sopravvissuto e loro, le mie bambine, no. Perché?" - continua a chiedersi il medico siriano che, per la prima volta, dopo la tragedia, è tornato a Lampedusa e sarà presente anche domattina alla marcia della "Giornata della memoria e dell'accoglienza" che da piazza Castello arriverà fino a Porta d'Europa.

Celebrazioni per il 3 ottobre, gli studenti incontrano i sopravvissuti dei naufragi

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