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Naufragio a Lampedusa, don Franco: "Tutti promettono, ma niente cambia"

L'arcivescovo di Agrigento volerà sull'isola più grande delle Pelagie. Il cardinale: "E' gente che ci appartiene"

Il cardinale don Franco Montenegro, volerà a Lampedusa. Don Franco, arcivescovo della città, ha parlato del naufragio che è cosato la vita a 13 persone. Una nuova strage che ha scosso la chiesa agrigentina.

"Nelle acque di Lampedusa - ha detto il cardinale al Giornale di Sicilia - tredici salme sono già state recuperate. Si parla di una cinquantina di dispersi, ci sono anche dei bambini che sono morti nel mare. Vorrei che teniamo presente questi fratelli. Loro hanno pagato con la vita il desiderio di vivere. È giusto che in questa celebrazione gioiosa, anche loro trovino il loro posto". Don Franco ha parlato nel giorno dell'oordinazione di cinque nuovi sacerdoti. 

Naufragio davanti a Lampedusa: recuperate 13 salme, è stata la strage delle donne

"I morti di sei anni fa sono famosi  - ha detto il cardinale  -, ma ce ne sono tanti di cui non si sa nulla. Se non si fa niente per porre rimedio, il rimedio da solo non si presenta. Io credo che ci sia la responsabilità di tanti nella morte di questa gente: tutti parlano, tutti promettono, tutti progettano ma non cambia nulla. Anzi, i morti aumentano. Non si può cambiare la storia solo parlando. Ci vuole che qualcuno finalmente inizi a cambiare le cose, ma fino ad adesso siamo nella fase del parlare. Forse vogliamo essere, o fingere di essere impotenti. È strano commuoverci davanti alla morte di tanti bambini quando sappiamo che accadrà nuovamente. Tante imbarcazioni affondano e non sappiamo nulla, e là siamo scusati. Ma quando poi accade ci meravigliamo e siamo pronti a dire: poveri bambini. Ma qui  - ha proseguito don Franco - dovremmo indignarci per noi che ci meravigliamo davanti a questi fatti. Li dobbiamo dare per scontati. Se non cambiamo, se non cambiano i cuori e le teste, le barche continueranno ad affondare . Loro se ne potrebbero stare là, è la soluzione che abbiamo trovato. Ma, per coerenza, perché non facciamo rientrare i nostri migranti? Facciamo il gioco delle due parti. Che gli altri se ne stiano nella loro terra dove c’è fame, persecuzione e noi continuiamo a dare consigli. È un gioco che non può durare a lungo, di queste morti anche io mi sento responsabile. Mi chiedo cos’è che posso fare, ma ce lo dovremmo chiedere tutti. Quando noi disprezziamo e diciamo: se ne vadano via, sono tutti delinquenti. Io dico: sono morte donne, non credo fossero tutte delinquenti così come i bambini. Dobbiamo stare attenti a mettere delle etichette. Noi ci mettiamo quella dei buoni, e a loro tocca quella dei cattivi. Ma onestamente, credo che non sappiamo più da che parte stiamo. Spero di andare a Lampedusa, prima che le salme vengano portate via, è gente che ci appartiene".

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