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Giovedì, 23 Maggio 2024
Il caso / Lampedusa e Linosa

Naufragio del 2013 a Lampedusa, identificata dopo 11 anni una delle vittime

La salma di Weldu Romel, identificata col codice "AM 16", è stata tumulata nel cimitero di Caltagirone

Sono serviti 11 anni, ma adesso il migrante "Am16" - vittima della strage del 3 ottobre 2013 - ha un nome e cognome. Il ventisettenne eritreo, Weldu Romel, morto assieme ad altri 367 migranti, riposa nel cimitero di Caltagirone. E il 6 maggio sulla sua lapide, finalmente, ci sarà un nome. Lo hanno reso noto dl Comitato 3 ottobre, spiegando che l'identificazione è stata possibile "grazie al prezioso lavoro dell'istituto Labanof dell'università di Milano e al commissario straordinario per le persone scomparse".

La salma di Weldu Romel, identificata col codice "Am 16", è stata tumulata, nell'ottobre 2013, nel cimitero di Caltagirone.

Alla cerimonia per la posa della lapide con incisi il suo nome e cognome, che si terrà lunedì alle 10.30, parteciperanno, tra gli altri, il prefetto di Catania, Maria Carmela Librizzi, l'imam di Catania, Kheit Abdelhafid,  monsignor Salvatore De Pasquale, vicario
generale della Diocesi di Caltagirone, Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre, Angela Ascanio, referente progetto Sai
di Caltagirone e Vito Fiorino, nominato "Giusto" per aver salvato 47 persone mentre si consumava la tragedia.

"La nostra battaglia è per dare un nome e una degna sepoltura alle vittime dei naufragi - sottolinea Tareke Brhane - negare, infatti, questo diritto è contro ogni principio di umanità. Ogni persona ha diritto a una degna sepoltura così come i familiari hanno diritto di avere un luogo in cui ricordare e piangere i propri cari. Siamo felici che oggi, finalmente, a Weldu sia stata ridata un'identità. Speriamo di poterlo fare ancora per le centinaia di vittime senza nome che ancora oggi sono sepolte nei tanti cimiteri del nostro Paese". 

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