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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca Naro

"Trovati 34 lavoratori in nero in un vigneto", il Gip: due ai domiciliari e un obbligo di dimora

Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato i tre arresti. Gli operai venivano pagati con un salario che oscillava tra i 30 e i 35 euro giornalieri

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, ha convalidato l'arresto dell'imprenditore agricolo: un narese di 44 anni e dei due romeni residenti a Canicattì di 49 e 43 anni accusati d'essere stati "i reclutatori e i sorveglianti dei lavoratori" in nero trovati in un vigneto fra Naro e Camastra. Ad eseguire gli arresti, nei giorni scorsi, sono stati i poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Agrigento che nel vigneto trovarono 36 lavoratori in nero.  

"Trovati lavoratori in nero in un vigneto", scattano tre arresti 

Per i due romeni: Remus Maririel Medregoniu e Liviu Lauìrentiu Sirbu, difesi dall'avvocato Angela Porcello, il Gip ha disposto gli arresti domiciliari con l'applicazione del braccialetto elettronico. Per l'imprenditore di Naro, Gero Barbara, rappresentato e difeso dagli avvocati Ignazio Terranova e Giuseppe Vinciguerra, è stato, invece, disposto l'obbligo di dimora a Naro.

Secondo l'accusa, il reclutamento illecito della manodopera sarebbe avvenuto nella piazza antistante alla chiesa di San Diego a Canicattì. "In particolare, dopo aver individuato gli operai, in violazione della disciplina giuslavoristica - scrive il Gip Francesco Provenzano - ed averli condotti nel fondo agricolo di contrada Mintina, agro di Naro, impiegavano la manodopera con la violazione della normativa di sicurezza e igiene (mancanza di adeguati sistemi di sicurezza, omesse visite mediche) sottoponendoli a metodi di sorveglianza degradanti consistiti nel controllo a vista dello svolgimento delle mansioni".

Sono stati 34 - e non 36 come in un primo momento trapelato - i lavoratori che vennero trovati, dai poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Agrigento, nel vigneto da tavola. I lavoratori si sono occupati - stando sempre alle ricostruzioni formulate nell'accusa - di un lavoro di diradamento di grappoli di uva per una più ottimale crescita e ingrossamento del frutto. I "caporali" - i due romeni - si sarebbero occupati del reclutamento dei lavoratori che venivano pagati, stando alle ricostruzioni della Procura e della Squadra Mobile, con un salario che oscillava tra i 30 e i 35 euro giornalieri, notevolmente inferiore a quello che prevede il contratto di categoria che è pari a 55,35 euro giornaliere.     

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