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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Tribunale / Naro

La tragedia alla diga di Naro, la vedova di una delle vittime in aula: "Montacarichi usato come ascensore"

Francesco Gallo, marito della teste, e Gaetano Camilleri morirono dopo essersi schiantati da un'altezza di oltre 30 metri a causa della rottura di un anello del cestello che avevano usato per arrivare in fondo ad una vasca su cui avrebbero dovuto eseguire dei lavori di manutenzione. La donna rivela: "Utilizzato per mansioni non sue, aveva fatto causa per mobbing ma l'aveva persa"

"Il montacarichi da cui si schiantarono mio marito e il collega veniva usato regolarmente come ascensore, fu lui a raccontarmelo": la vedova dell'operaio Francesco Gallo, morto a 61 anni in un incidente alla diga di Naro, rivela in aula che il cestello che precipitò da un'altezza di oltre trenta metri con all'interno due operai, rimasti uccisi, era stato sempre usato in maniera del tutto impropria. 

La donna è stato il primo teste della lista del pubblico ministero Roberto Gambina che ha ricostruito alcuni aspetti decisivi dell'inchiesta. 

La tragedia, secondo quanto ipotizzato dalla Procura, sarebbe stata provocata da una serie di negligenze organizzative e carenze strutturali. L'incidente, in cui perse la vita pure il 56enne Gaetano Camilleri, è avvenuto il 9 ottobre del 2017. I due operai, che dovevano eseguire dei lavori di manutenzione straordinaria in alcuni locali che si trovavano a quasi 32 metri di profondità, sarebbero saliti su un "cestello di realizzazione artigianale e non omologato, utilizzato impropriamente come attrezzatura di sollevamento".

Gli imputati sono: Francesco Mangione, 55 anni, di Raffadali, operaio istruttore che avrebbe azionato con una pulsantiera il cestello che, anziché calare i due operai gradualmente fino ai locali dove avrebbero dovuto lavorare, precipitò per la rottura di un anello ossidato; Giuseppe Cacciatore, 63 anni, di Agrigento, ingegnere responsabile per la sicurezza sul lavoro nella diga; Pietro Francesco Antonio Di Benedetto, 68 anni, di Palermo, responsabile del servizio di prevenzione; Francesco Greco, 61 anni, di Santa Flavia (Palermo), delegato alla sicurezza sul lavoro; Luigi Plano, 53 anni, di Raffadali, preposto alla Diga Furone e Biagio Sgrò, 63 anni, di Enna, responsabile del servizio di gestione infrastrutture del dipartimento regionale dell'Acqua e dei rifiuti.

"Mio marito - ha detto in aula la donna - mi disse che quel montacarichi veniva usato regolarmente come ascensore per calarsi verso le vasche e le zone sottostanti la diga". La risposta della donna è stata contestata dall'avvocato Giusi Katiuscia Amato che compone il collegio difensivo degli imputati. Questo perchè, sentita sei giorni dopo la tragedia, aveva detto il contrario ai carabinieri. 

"Erano passati pochi giorni dalla tragedia - ha replicato la vedova di Gallo -, ero sconvolta e non avevo lucidità". La donna ha aggiunto che "il marito formalmente si occupava di guardania idraulica ma di recente svolgeva altri tipi di mansioni che non gli competevano. Aveva anche fatto causa per mobbing a un dirigente della Diga ma aveva perso".

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