I due operai morti dopo caduta da un'altezza di 32 metri, al via l'udienza preliminare

In sei sono accusati di avere provocato la morte di Gaetano Camilleri e Francesco Gallo precipitati da un cestello con un anello ossidato

Il luogo della tragedia negli istanti successivi, nel riquadro Gallo

Doveva essere una giornata di lavoro come tante e, invece, si è trasformata in tragedia. I due operai - Gaetano Camilleri, 56 anni, e Francesco Gallo, 61 anni, dipendenti del dipartimento regionale Acque e rifiuti – avrebbero dovuto calarsi per lavorare in un locale a oltre trenta metri in profondità nella diga Furore. Una manovra di routine, come l’abbassamento del cestello, si trasformò in uno dei più gravi drammi sul lavoro degli ultimi anni. Per quell’incidente, avvenuto il 9 ottobre del 2017, la Procura ha mandato a processo sei persone ritenendo che la caduta dei due operai sarebbe stata provocata da una serie di negligenze organizzative e carenze strutturali.

Camilleri e Gallo dovevano eseguire dei lavori di manutenzione straordinaria in alcuni locali che si trovavano a quasi 32 metri di profondità. Secondo quanto ipotizza il procuratore aggiunto Salvatore Vella, titolare dell’inchiesta, i due operai, per eseguire dei lavori di manutenzione in un pozzo, sarebbero saliti su un "cestello di realizzazione artigianale e non omologato, utilizzato impropriamente come attrezzatura di sollevamento". L’udienza preliminare, davanti al giudice Stefano Zammuto, era fissata per ieri ma l’impedimento di uno dei difensori, l’avvocato Giuseppe Scozzari, ha fatto slittare l’avvio del procedimento al 4 febbraio. 

A rischiare un rinvio a giudizio, per le accuse di omicidio colposo plurimo e violazione della normativa in materia di sicurezza sul lavoro, sono: Francesco Mangione, 55 anni, di Raffadali, operaio istruttore che avrebbe azionato con una pulsantiera il cestello che, anziché calare i due operai gradualmente fino ai locali dove avrebbero dovuto lavorare, precipitò per la rottura di un anello ossidato; Giuseppe Cacciatore, 63 anni, di Agrigento, ingegnere responsabile per la sicurezza sul lavoro nella diga; Pietro Francesco Antonio Di Benedetto, 68 anni, di Palermo, responsabile del servizio di prevenzione; Francesco Greco, 61 anni, di Santa Flavia (Palermo), delegato alla sicurezza sul lavoro; Luigi Plano, 53 anni, di Raffadali, preposto alla diga Furone e Biagio Sgrò, 63 anni, di Enna, responsabile del servizio di gestione infrastrutture del dipartimento regionale dell'Acqua e dei rifiuti. 

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