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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca Naro

La strage alla diga di Naro, la Regione sarà citata nel processo per risarcire i danni

La richiesta è dei familiari dei due operai morti a causa della rottura di un cestello che li ha fatti precipitare da un'altezza di oltre trenta metri

I familiari dei due sfortunati operai, morti in un incidente in quella che doveva essere una giornata di lavoro come tante e, invece, si è trasformata in tragedia, si costituiscono parte civile e annunciano la citazione della Regione Sicilia al processo: questo perché, in caso di condanna degli imputati, ci sarebbe pure un ente pubblico chiamato a pagare il risarcimento.

I due operai - Gaetano Camilleri, 56 anni, e Francesco Gallo, 61 anni – erano, infatti, dipendenti del dipartimento regionale Acque e rifiuti. Quel giorno di due anni e mezzo fa avrebbero dovuto calarsi per lavorare in un locale a oltre trenta metri in profondità. Una manovra di routine, come l’abbassamento del cestello, si trasformò in uno dei più gravi drammi sul lavoro degli ultimi anni. Per l'incidente, avvenuto il 9 ottobre del 2017, la Procura ha mandato a processo sei persone ritenendo che la caduta dei due operai sarebbe stata provocata da una serie di negligenze organizzative e carenze strutturali.

 Secondo quanto ipotizza il procuratore aggiunto Salvatore Vella, titolare dell’inchiesta, i due operai, per eseguire dei lavori di manutenzione in un pozzo, sarebbero saliti su un "cestello di realizzazione artigianale e non omologato, utilizzato impropriamente come attrezzatura di sollevamento". L’udienza preliminare, davanti al giudice Stefano Zammuto, è arrivata alle battute iniziali. Questa mattina il legale di uno dei familiari ha chiesto un rinvio dopo aver depositato la richiesta di costituzione di parte civile. 
A rischiare un rinvio a giudizio, per le accuse di omicidio colposo plurimo e violazione della normativa in materia di sicurezza sul lavoro, sono: Francesco Mangione, 55 anni, di Raffadali, operaio istruttore che avrebbe azionato con una pulsantiera il cestello che, anziché calare i due operai gradualmente fino ai locali dove avrebbero dovuto lavorare, precipitò per la rottura di un anello ossidato; Giuseppe Cacciatore, 63 anni, di Agrigento, ingegnere responsabile per la sicurezza sul lavoro nella diga; Pietro Francesco Antonio Di Benedetto, 68 anni, di Palermo, responsabile del servizio di prevenzione; Francesco Greco, 61 anni, di Santa Flavia (Palermo), delegato alla sicurezza sul lavoro; Luigi Plano, 53 anni, di Raffadali, preposto alla Diga Furone e Biagio Sgrò, 63 anni, di Enna, responsabile del servizio di gestione infrastrutture del dipartimento regionale dell'Acqua e dei rifiuti.

I difensori (fra gli altri, pure gli avvocati Giuseppe Scozzari, Alfonso Neri, Salvatore Pennica, Vincenzo Caponnetto, Roberto Tricoli, Antonino Caleca, Roberto Mangano, Daniele Abbenavoli e Antonino Gaziano), all’udienza preliminare, potranno chiedere il giudizio abbreviato o il patteggiamento. 

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