menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
La diga, poco dopo la tragedia. Nel riquadro Francesco Gallo

La diga, poco dopo la tragedia. Nel riquadro Francesco Gallo

La strage alla diga di Naro, la Regione sarà citata nel processo per risarcire i danni

La richiesta è dei familiari dei due operai morti a causa della rottura di un cestello che li ha fatti precipitare da un'altezza di oltre trenta metri

I familiari dei due sfortunati operai, morti in un incidente in quella che doveva essere una giornata di lavoro come tante e, invece, si è trasformata in tragedia, si costituiscono parte civile e annunciano la citazione della Regione Sicilia al processo: questo perché, in caso di condanna degli imputati, ci sarebbe pure un ente pubblico chiamato a pagare il risarcimento.

I due operai - Gaetano Camilleri, 56 anni, e Francesco Gallo, 61 anni – erano, infatti, dipendenti del dipartimento regionale Acque e rifiuti. Quel giorno di due anni e mezzo fa avrebbero dovuto calarsi per lavorare in un locale a oltre trenta metri in profondità. Una manovra di routine, come l’abbassamento del cestello, si trasformò in uno dei più gravi drammi sul lavoro degli ultimi anni. Per l'incidente, avvenuto il 9 ottobre del 2017, la Procura ha mandato a processo sei persone ritenendo che la caduta dei due operai sarebbe stata provocata da una serie di negligenze organizzative e carenze strutturali.

 Secondo quanto ipotizza il procuratore aggiunto Salvatore Vella, titolare dell’inchiesta, i due operai, per eseguire dei lavori di manutenzione in un pozzo, sarebbero saliti su un "cestello di realizzazione artigianale e non omologato, utilizzato impropriamente come attrezzatura di sollevamento". L’udienza preliminare, davanti al giudice Stefano Zammuto, è arrivata alle battute iniziali. Questa mattina il legale di uno dei familiari ha chiesto un rinvio dopo aver depositato la richiesta di costituzione di parte civile. 
A rischiare un rinvio a giudizio, per le accuse di omicidio colposo plurimo e violazione della normativa in materia di sicurezza sul lavoro, sono: Francesco Mangione, 55 anni, di Raffadali, operaio istruttore che avrebbe azionato con una pulsantiera il cestello che, anziché calare i due operai gradualmente fino ai locali dove avrebbero dovuto lavorare, precipitò per la rottura di un anello ossidato; Giuseppe Cacciatore, 63 anni, di Agrigento, ingegnere responsabile per la sicurezza sul lavoro nella diga; Pietro Francesco Antonio Di Benedetto, 68 anni, di Palermo, responsabile del servizio di prevenzione; Francesco Greco, 61 anni, di Santa Flavia (Palermo), delegato alla sicurezza sul lavoro; Luigi Plano, 53 anni, di Raffadali, preposto alla Diga Furone e Biagio Sgrò, 63 anni, di Enna, responsabile del servizio di gestione infrastrutture del dipartimento regionale dell'Acqua e dei rifiuti.

I difensori (fra gli altri, pure gli avvocati Giuseppe Scozzari, Alfonso Neri, Salvatore Pennica, Vincenzo Caponnetto, Roberto Tricoli, Antonino Caleca, Roberto Mangano, Daniele Abbenavoli e Antonino Gaziano), all’udienza preliminare, potranno chiedere il giudizio abbreviato o il patteggiamento. 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Benessere

I 5 DPI più efficaci per contrastare il Coronavirus

Attualità

Discarica nel piazzale dell'ospedale, Trupia: "Addebiteremo spese bonifica"

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

AgrigentoNotizie è in caricamento