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Il luogo dell'omicidio, nel riquadro la vittima

Il luogo dell'omicidio, nel riquadro la vittima

Ucciso a colpi di zappa per uno specchietto rotto, i giudici: "Non sono motivi futili"

La Corte di assise di appello ha depositato le motivazioni con cui, pur confermando le due condanne a 30 anni di reclusione, elimina l'aggravante: "I forti dissapori e le aggressioni reciproche non rappresentano ragioni abiette"

"I forti dissapori nel tempo fra le famiglie e i reciproci comportamenti violenti e minacciosi non sono da ritenere motivi abietti e futili". Il giudice Michele Calvisi, consigliere della prima sezione della Corte di assise di appello di Palermo, ha depositato le motivazioni del verdetto con cui, lo scorso 23 novembre, ha confermato la condanna a 30 anni per Vasile Lupascu, 45 anni, e il figlio Vladut Vasile, 20 anni, ritenuti gli autori del brutale omicidio, a colpi di zappa e spranga, dell’agricoltore trentasettenne Costantin Pinau, avvenuto a Naro: una rappresaglia organizzata dopo la rottura di uno specchietto dell'auto di Lupascu padre. 

La pena è ridotta di un terzo per effetto del giudizio abbreviato. L'esclusione dell'aggravante - unica modifica rispetto al verdetto di primo grado - non ha cambiato la pena inflitta. I giudici, nel depositare le motivazioni - che aprono i termini per il ricorso per Cassazione ai difensori, gli avvocati Salvatore Pennica e Diego Giarratana - hanno recepito la stessa ricostruzione fatta in primo grado dal gup di Agrigento, Francesco Provenzano, escludendo però una delle aggravanti. 

"L'esclusione, peraltro - sottolinea la Corte -, è priva di effetti in quanto resta la premeditazione".

L'omicidio, cui avrebbe partecipato pure Anisoara Lupascu, 40 anni (moglie e madre degli altri imputati, condannata a 22 anni nell'altro stralcio del processo), avvenne l'8 luglio del 2018 davanti all'abitazione della vittima a Naro.
 

La ricostruzione dell’episodio è apparsa chiara già poche ore dopo. L'agguato, avvenuto sotto casa della vittima, è scattato dopo una serie di litigi scanditi da aggressioni e denunce reciproche. Secondo quanto hanno raccontato alcuni testi in aula, poco prima dell’omicidio, Costantin aveva rotto uno specchietto all’auto di Lupascu, che, assieme al figlio e alla moglie, ha organizzato una rappresaglia: i tre, armati di zappa, coltello e spranga avevano brutalmente pestato i coniugi, colpendo soprattutto Costantin, che era morto poco dopo mentre la donna, che aveva cercato di difendere il marito, era stata colpita al braccio e aveva riportato una frattura.

I due imputati, di origini rumene come la vittima, in primo grado sono stati condannati anche a pagare una provvisionale, vale a dire un anticipo del risarcimento del danno, di 60 mila euro ciascuno alla moglie e ai tre figli di Pinau che si sono costituiti parte civile, con l'assistenza degli avvocati Francesco Scopelliti, Vito Cangemi e Giovanni Salvaggio.

L'accusa di tentato omicidio, contestata ai due imputati, ai danni della moglie di Pinau, colpita a sua volta nel tentativo di difendere il marito, già in primo grado è stata riqualificata in lesioni. La circostanza, insieme alla scelta del giudizio abbreviato, ha evitato ai due imputati la condanna all'ergastolo. 

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