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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca Naro

"Morta dopo intervento per le vene varicose", due medici davanti al gup

Sono accusati di avere trascurato i sintomi di uno stato febbrile successivo all'operazione, la donna morì per shock settico

La donna li contattò più volte dicendo loro di avere la febbre ma non sospettarono che potesse trattarsi di uno shock settico, dovuto al banale intervento che aveva subito alcuni giorni prima, e non le consigliarono, quindi, di andare in ospedale.

Due medici, accusati di omicidio colposo perché avrebbero, con negligenza e omissioni, provocato la morte di una donna, Grazia Tedesco, avvenuta il 6 novembre del 2014 a 74 anni, finiscono davanti al gup. Si tratta di Salvatore Bona, 67 anni, medico di base di Naro, e Biagio Di Stefano, chirurgo vascolare di Catania che eseguiva alcuni interventi nello studio di Bona.

I due sanitari sono comparsi ieri mattina davanti al gup di Agrigento, Alfonso Malato, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero Federico Panichi che, nelle scorse settimane, è rientrato alla Procura di Palermo, da dove era stato applicato per sostituire una collega in maternità. In realtà non ci sarà alcuna decisione sul rinvio a giudizio perché la difesa ha chiesto dei riti alternativi.

L’avvocato Angela Porcello, difensore di Bona, ha ottenuto il giudizio abbreviato a una condizione: approfondire la consulenza tecnica del pubblico ministero per fare luce su alcuni aspetti. L’avvocato Franca Auteri, difensore del chirurgo catanese, ha invece chiesto il rito abbreviato “secco”: niente dibattimento o altre prove, quindi, ma si deciderà direttamente sulla base degli atti che si trovano già nel fascicolo. L’eventuale condanna, per entrambi, sarebbe ridotta di un terzo. Si torna in aula il 26 febbraio. Grazia Tedesco il 25 ottobre del 2014 aveva subito un intervento a una gamba, affetta da vene varicose, nell’ambulatorio di Bona dove Di Stefano si appoggiava per la sua attività libero professionale. Si tratta di un’operazione di routine tanto che viene eseguita comunemente anche in ambulatorio, come in questo caso. La donna, però, iniziò ad accusare problemi. In particolare le venne la febbre. Della circostanza, sostiene il pm, “i due medici furono ripetutamente avvisati”. Bona avrebbe anche eseguito una visita domiciliare alla signora ma senza ipotizzare che dietro il “perdurante stato febbrile” potesse esserci un principio di shock settico.

La donna morì il 6 novembre del 2014, a distanza di circa tre settimane dall’intervento, all’ospedale San Giovanni di Agrigento dopo avere fatto un passaggio negli ospedali di Caltanissetta e Canicattì. Per questo altri quattro medici dell’ospedale Barone Lombardo furono iscritti, dopo una denuncia presentata dai familiari e le successive indagini eseguite dal Nas, sul registro degli indagati. 

Su questo aspetto, però, il pm contesta l’atteggiamento frettoloso dei familiari della donna che, quando si presentarono all’ospedale di Canicattì, in maniera improvvisa avrebbero deciso di abbandonare la struttura e trasferirla al Sant’Elia di Caltanissetta, salvo poi perdere alcune ore perché fu necessario il trasferimento all’ospedale di Agrigento. secondo il pm non ci furono omissioni da parte dei medici dell’ospedale di Canicattì anche alla luce del rifiuto dei familiari di ricoverarla. Per questo è stata chiesta l'archiviazione.

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