"Legato al letto e picchiato, non potevo neppure alzarmi per mangiare": racconto choc del disabile

Il ragazzo trentenne conferma, durante l'incidente probatorio, le accuse nei confronti degli zii arrestati dopo un blitz dei carabinieri che lo trovarono incatenato

Il momento della liberazione da parte dei carabinieri

"Mi tenevano legato al letto con una catena, mi picchiavano e non mi davano neppure da mangiare. In una circostanza mi sono alzato perchè avevo fame ma ero incatenato e non sono riuscito ad arrivare alla cucina". Il trentenne disabile conferma così, con particolari agghiaccianti, i presunti maltrattamenti che avrebbe subito da parte degli zii tutori che gli avrebbero pure sottratto 65mila euro facendoli transitare su un loro conto.

Il gip del tribunale di Agrigento, Luisa Turco, ha disposto l'incidente probatorio per sentire in aula la presunta vittima che, questa mattina, è stata interrogata dal pubblico ministero Gloria Andreoli, dal suo stesso difensore Francesco Gibilaro e dal legale dei due indagati, l'avvocato Teresa Alba Raguccia. I due zii del ragazzo sono stati arrestati il 25 ottobre e tornati liberi il 25 aprile per scadenza dei termini di custodia cautelare. 

Nei loro confronti, il giudice ha disposto l'obbligo di dimora a Pavullo del Frignano (Modena) dove gli stessi avevano chiesto di trascorrere i domiciliari nell'abitazione di alcuni familiari. Il pm, nei giorni precedenti, li ha iscritti nel registro degli indagati anche con le accuse di peculato, falso e circonvenzione di persone incapaci. I due tutori, secondo quanto avrebbero accertato gli sviluppi dell'indagine, si sarebbero appropriati di circa 65 mila euro del trentenne disabile, trasferendoli sul loro conto e falsificando poi i rendiconti.

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Il loro arresto è scattato al termine di un blitz dei carabinieri, che avevano avviato un'indagine sulla base di un esposto anonimo, nell'appartamento dove il ragazzo veniva tenuto segregato. È stata una vera e propria "liberazione", visto che il giovane è stato trovato legato al letto con una catena alla caviglia. 

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