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La sentenza / Naro

Ristoratore condannato per truffa e falsificazione di documenti in Polonia: no dai giudici all'estradizione

La Corte di appello rigetta la richiesta delle autorità estere e lo rimette in libertà: espierà 2 anni in Italia e potrà evitare il carcere

Condannato a 2 anni di reclusione per truffa, ricettazione e falsificazione di documenti all'estero finisce in carcere ma rifiuta la consegna alle autorità polacche, dove sono stati commessi i reati, e i giudici accolgono la sua richiesta e, con ogni probabilità, gli consentono di restare libero.

La Corte di appello di Palermo, presieduta da Filippo Messana, ha respinto la richiesta di consegna di un polacco di 39 anni - Rafal Pienczewski - da tempo residente nell'Agrigentino, a Camastra, tanto da gestire un ristorante nella vicina Naro.

L'uomo era stato arrestato e portato in carcere in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso in seguito a una condanna definitiva per fatti avvenuti in Polonia. L'imprenditore e il suo legale Leonardo Marino, davanti ai giudici della Corte di appello, hanno rifiutato l'estradizione chiedendo di espiare la pena in Italia. Richiesta che è stata accolta dai giudici che lo hanno rimesso in libertà e, probabilmente, gli eviteranno di finire in carcere per questa vicenda anche in futuro. 

"Tenendo conto del suo forte radicamento in Italia - scrivono i giudici nella sentenza - potrebbe godere di misure alternative alla detenzione e appare, quindi, improbabile una fuga". 

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