Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Coronavirus: non c'è nessun "liberi tutti", Musumeci chiama il prefetto: siano intensificati i controlli

Per quanto riguarda invece la distribuzione di mascherine, il governatore ha precisato: "L'unità di crisi nazionale si era presa l'incarico di distribuirle"

(foto ARCHIVIO)

Misure per il contenimento del Coronavirus, Musumeci chiede a tutti i prefetti dell'Isola di inasprire le attività di controllo all'interno dei centri abitati per limitare la circolazione di soggetti non autorizzati ad uscire da casa.

Ad annunciarlo è stato il presidente della Regione Siciliana, intervenendo nel corso di una trasmissione su La7. "Sono molto preoccupato - ha affermato il governatore - per l'atteggiamento di relax che ha assunto la popolazione del Sud, e in particolare quella della Sicilia, negli ultimi giorni. Finora abbiamo osservato rigorosamente le norme, secondo cui bisogna restare a casa. Ma ora c'è una sorta di 'liberi tutti', con l'errata consapevolezza che il peggio sia passato e con il fatalismo tipico e l'aria scanzonata di noi meridionali che ci possiamo concedere anche il lusso di un passeggiata di un'ora. Chi fa questo è un irresponsabile che mette a rischio la propria vita e quella degli altri".

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Musumeci dice ai cittadini che è necessario ancora qualche settimana di sacrificio. "Se il picco deve arrivare dobbiamo evitarlo, altrimenti vanifichiamo gli sforzi incredibili di tantissime famiglie che non possono più fare la spesa e che hanno spento persino il frigo perché non hanno più nulla da conservare". 

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Per quanto riguarda invece la distribuzione di mascherine, il governatore ha precisato: "L'unità di crisi nazionale si era presa l'incarico di distribuire alle periferie il materiale di protezione, ma anche i ventilatori, necessari per realizzare i posti di terapia intensiva. Sono arrivati in maniera insufficiente e inadeguata. Ci sono stati degli errori iniziali, che hanno creato un diffuso malessere soprattutto tra gli operatori sanitari e di cui adesso è bene non si parli, perché in tempo di guerra non si fanno processi".

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