Nessuna soluzione per le salme a Piano Gatta, Carlisi invoca un tavolo tecnico

Il consigliere del Movimento 5 Stelle si chiede inoltre se il locale che ospita oggi le oltre 40 bare sia adeguato

Il cimitero di Piano Gatta

Cimitero di Piano Gatta, ancora nessuna soluzione a breve termine per trovare una sepoltura alle salme in attesa, il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Marcella Carlisi invoca un tavolo tecnico in Prefettura per risolvere la vicenda.

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"Dopo 2 mesi - ricostruisce Carlisi - è stata mandata la replica degli uffici alla lettera della ditta che gestisce il cimitero, per incrociare le armi e condurre l’ennesima battaglia legale del Comune di Agrigento. Si contestano delle infrazioni del 2014, rinvenute solo adesso. Sicuramente era dovere della ditta inviare tempestivamente le variazioni societarie - continua - però nella vicenda balza agli occhi come gli uffici non abbiano tenuto sotto controllo e abbiano sottovalutato un problema che pagano gli agrigentini, in prima persona le famiglie che hanno i feretri custoditi nella camera mortuaria del cimitero". 

Il consigliere evidenzia tra l'altro come le salme siano oggi conservate in un'area che non sembrerebbe avere le caratteristiche di legge previste per le camere mortuarie che devono, scrive, essere illuminate e ventilate per mezzo di ampie finestre aperte direttamente verso la superficie scoperta del cimitero e dotata di acqua corrente, con pareti ricoperte di marmo o pietra naturale fino a 2 metri di altezza o intonacate a cemento ricoperto da vernice a smalto o da altro materiale facilmente lavabile eccetera. 

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La camera mortuaria del cimitero di Piano Gatta ha queste caratteristiche? A quanto pare no - continua Carlisi -. C’è bisogno di una soluzione, c’è bisogno di pretendere una soluzione e che questa venga trovata subito. Bisogna che intervengano tutte le autorità competenti prima che le temperature, quella atmosferica e quella degli animi, si riscaldino troppo. Si convochi con urgenza una conferenza di servizio che coinvolga l’Asp, ditta, Comune, il prefetto e anche la Chiesa agrigentina perché questa emergenza coinvolge e mette alla prova anche la fede".


 

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