Morto per infarto intestinale non diagnosticato, i familiari della vittima estromessi dal processo

La difesa degli imputati ha chiesto il rigetto della richiesta di costituzione di parte civile: "Già risarciti dall'assicurazione". I quattro ortopedici imputati chiederanno il giudizio abbreviato

L'ospedale San Giovanni di Dio

I familiari di Michele Di Stefano sono stati già risarciti e non potranno costituirsi parte civile al processo a carico di quattro ortopedici dell'ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, imputati di omicidio colposo. Lo ha disposto, con un'apposita ordinanza, il giudice dell'udienza preliminare Stefano Zammuto sciogliendo la riserva sulla richiesta formulata all'udienza precedente dell'avvocato Angelo Farruggia che difende uno dei medici.

"Sono stati già risarciti con 800 mila euro dall'assicurazione - aveva detto -, non hanno diritto a restare nel processo penale". Il giudice, dopo avere esaminato gli atti, ha sciolto la riserva e ha preso atto che, avendo ricevuto i soldi dalla compagnia assicurativa, non avevano più diritto a costituirsi nel processo penale. Rigettata, quindi, la richiesta del loro legale Michele Figliomeni.

A rischiare il rinvio a giudizio, per l'accusa di omicidio colposo, sono quattro ortopedici in servizio all'ospedale San Giovanni di Dio. Il procedimento è quello che ipotizza delle responsabilità nella morte di Michele Di Stefano, di Porto Empedocle, avvenuta a 69 anni il 26 giugno del 2016 dopo essere stato investito da un’auto. L’infarto intestinale che ne ha provocato la morte, secondo il gip Francesco Provenzano che dispose l'imputazione coatta, poteva essere contrastato e risolto con un intervento chirurgico entro le 24 ore. L’emorragia, invece, si estese fino alla morte del paziente.

La difesa - del collegio fanno parte anche gli avvocati Pierluigi Cappello, Alfonso Neri, Salvatore Pennica ed Eugenio Longo - ha anticipato che chiederà il giudizio abbreviato condizionato allo svolgimento di una perizia medico-legale.

Sotto accusa, dopo l'archiviazione dell'indagine a carico di sei medici in servizio al pronto soccorso e al reparto di terapia intensiva, ci sono gli ortopedici Giuseppe Tulumello, 45 anni; Giovanna Callea, 42 anni; Santo Rapisarda, 52 anni e Salvatore Pinella, 53 anni. Secondo il giudice che aveva disposto l'imputazione coatta, devono essere processati per omicidio colposo perché “in violazione delle linee guida specifiche, hanno omesso gli esami strumentali che avrebbero accertato in tempo utile la presenza di un’emorragia intestinale”.

Di Stefano fu ricoverato in ortopedia perché, dopo essere stato investito da un’auto, riportò la frattura del femore. L'uomo, che soffriva di obesità e aveva il diabete nonchè una patologia cardiaca, morì per un infarto intestinale.

Le responsabilità mediche, secondo il giudice, sono da rintracciare nella fase in cui gli esami del paziente mostrano “una rapida anemizzazione”. In sostanza la perdita di sangue sarebbe stata dovuta all’infarto intestinale ma i medici si sarebbero limitati a infondere due sacche di plasma senza indagare sulla cause. Si torna in aula il primo dicembre.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Focolaio di coronavirus in casa di riposo, oltre 50 i positivi: Campobello è a rischio "zona rossa"

  • Auto sbatte contro un cancello e si ribalta lungo la statale 122, morto il ventiseienne

  • Paura e contagi fuori controllo nell'Agrigentino, Cuffaro sbotta: "La verità? Siamo in mano a nessuno"

  • Coronavirus, boom di contagi ad Aragona: 24 in un solo giorno e si arriva a 65 positivi, un'altra vittima a Canicattì

  • Coronavirus, i positivi continuano ad aumentare: chiuse piazze e vie e stop alle scuole

  • Incidente sulla statale 115: violento scontro frontale fra auto, due feriti in ospedale

Torna su
AgrigentoNotizie è in caricamento