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Cronaca

Infortuni mortali sul lavoro, l'Agrigentino è al 54esimo posto nella classifica dei lutti

A realizzare l'elenco è stato l’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering sulla base dei dati Inail. Tre, fino al 30 settembre scorso, i decessi in questa provincia con una incidenza del 26,7% sulla base degli occupati che sono 112.483

Agrigento si trova al 54esimo posto. E' di fatto a metà della classifica - aggiornata fino al 30 settembre scorso - sugli infortuni mortali sul lavoro, a cura dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering sulla base dei dati Inail. Tre i decessi con una incidenza del 26,7% sulla base degli occupati che sono 112.483. Al primo posto c'è invece Campobasso con 10 decessi e all'ultimo - ossia al 97esimo - c'è Vercelli con 0 decessi. 

“L’emergenza è sotto ai nostri occhi quotidianamente. Quest’anno, da gennaio a settembre, sono 910 gli infortuni mortali (compresi gli infortuni mortali in itinere che sono 179). Un vero bollettino di guerra che non conosce tregua. Così la vita di molti lavoratori è come un’esistenza in trincea, sempre sotto il fuoco nemico”. Per Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre è questa l’immagine che può aiutare a spiegare la fragilità delle condizioni di sicurezza in cui sono obbligati ad operare migliaia di lavoratori. E le lacune sul fronte della prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro in Italia vengono dettagliatamente tradotte nell’ultima indagine elaborata dagli esperti dell’Osservatorio mestrino; un’esplorazione che va oltre i numeri assoluti, preoccupandosi da sempre di far emergere il rischio di mortalità tra i lavoratori regione per regione. E lo fa con una zonizzazione a colori. Per fotografare, alla stregua della pandemia, l’emergenza morti bianche in Italia. E così, a finire in zona "rossa" nei primi nove mesi del 2021 con un’incidenza maggiore del 25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio pari a 31,9 morti ogni milione di lavoratori) sono: Puglia, Campania, Basilicata, Umbria, Molise, Abruzzo e Valle D’Aosta. In zona "arancione": Trentino Alto Adige, Piemonte, Emilia Romagna e Marche. In zona "gialla": Liguria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Sicilia dove si sono registrate, complessivamente, 35 morti sul lavoro e Veneto. In zona "bianca": Toscana, Lombardia, Sardegna e Calabria.

Da gennaio a settembre 2021, infatti, i decessi registrati in Campania sono 89. Seguono: Lombardia (86); Lazio e Piemonte (67), Emilia Romagna (64), Puglia (61), Veneto (54), Toscana (37), Sicilia (35), Abruzzo (33), Marche (20), Trentino Alto Adige (19), Liguria (18), Friuli Venezia Giulia e Umbria (16), Molise (14), Calabria (11), Basilicata (11), Sardegna (10), Valle D’Aosta (3).

Il settore delle costruzioni è quello che conta il maggior numero di lavoratori deceduti (87 dall’inizio dell’anno, 15 in più rispetto a fine agosto). Seguono: attività manifatturiere (76 – 16 in più del mese precedente), trasporto e magazzinaggio (71 – 13 in più), commercio, riparazione di autoveicoli e motocicli (54). La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è quella tra i 45 e i 64 anni (506 su un totale di 731).

Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro nei primi nove mesi del 2021 sono 67 su 731. Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro da gennaio a settembre del 2021 sono 105. Il lunedì continua ad essere il giorno in cui si è verificato il maggior numero di infortuni nei primi nove mesi dell’anno.

*La pandemia ci ha obbligati da diversi mesi a vivere l’Italia 'a colori'. Ma ci ha anche insegnato che i colori possono raccontare l’emergenza in modo più semplice ed efficace. Per questo l’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre - che da oltre un decennio elabora indagini statistiche sulle morti bianche nel nostro Paese - ha deciso di utilizzare gli stessi colori per descrivere in modo più leggibile e incisivo le tragedie che si consumano nella quotidianità lavorativa. Si tratta, dunque, di una zonizzazione sulla base della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa, parametrata su un’incidenza media nazionale (Im=31,9).

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