Mercoledì, 17 Luglio 2024
L'inchiesta

La sparatoria con un morto al Villaggio Mosè, esami su tracce di sangue e sulla mano della vittima

Il tribunale del riesame ritiene che a uccidere Roberto Di Falco sia stato il commerciante di auto che aveva subito il violento pestaggio ma si tratterebbe di legittima difesa

Nuovi accertamenti nell'ambito delle indagini sulla morte di Roberto Di Falco, rimasto ucciso lo scorso 28 febbraio a conclusione di una sparatoria avvenuta nel piazzale di una concessionaria al Villaggio Mosè.

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Si tratta di esami, "non ripetibili di tipo biologico", sulle tracce trovate sotto le unghie delle mani nonché sulle tracce di sangue trovate sul cadavere in occasione dell'autopsia. A disporli è stato il pubblico ministero Gaspare Bentivegna: le operazioni, alla presenza delle parti, sono in programma il 12 luglio nel gabinetto di polizia scientifica regionale di Palermo.

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La ricostruzione dell'episodio è particolarmente complessa ma procura, gip e riesame sono d'accordo su un punto centrale: il 38enne palmese Roberto Di Falco è stato ucciso dopo che il commerciante di auto, che lo avrebbe truffato facendo degli acquisti con degli assegni scoperti, aveva reagito a un brutale pestaggio da parte dello stesso Di Falco, del fratello e di due amici che sarebbero partiti da Palma col proposito di pestarlo e, parrebbe, ucciderlo a colpi di pistola.

Il concessionario di auto, vittima del pestaggio, quando avrebbe visto spuntare la pistola, con una mossa fulminea l'avrebbe spostata deviando il colpe sull'addome di Roberto Di Falco. Secondo la procura e il gip Giuseppe Miceli, che ha firmato l'ordinanza cautelare, si sarebbe trattato di "omicidio per errore".

Ricostruzione storica avallata dal tribunale del riesame che, però, la riqualifica diversamente sul piano giuridico: la spedizione punitiva finita male, in sostanza, si sarebbe conclusa con un omicidio da parte del commerciante che, però, non sarebbe punibile in quanto avrebbe agito per legittima difesa.

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Sotto accusa Angelo Di Falco, 39 anni, fratello della vittima, Calogero Zarbo, 40 anni e Domenico Avanzato, 37 anni, tutti di Palma.

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I giudici, tuttavia, hanno confermato la custodia cautelare in carcere per tutti per l'accusa di tentato omicidio ai danni del figlio del titolare della concessionaria, al quale Angelo Di Falco avrebbe provato a sparare dopo che il fratello era caduto per terra in seguito al colpo ricevuto, e per quella di detenzione illegale di arma. La vittima designata, in questo caso, si sarebbe salvata per l'inceppamento dell'arma. 

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La difesa, con gli avvocati Giovanni Castronovo, Santo Lucia e Antonio Ragusa, ha sempre sostenuto che i quattro palmesi siano andati nella concessionaria per picchiare il titolare - le immagini della video sorveglianza lo mostrano con chiarezza - e che lo stesso abbia tirato fuori la pistola (non ritrovata) e abbia fatto fuoco, uccidendo Roberto Di Falco. 

Il concessionario, indicato adesso come parte offesa, ha nominato come difensore l'avvocato Salvatore Cusumano. 

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