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Giovedì, 23 Maggio 2024
L'inchiesta / Villaggio Mosè

La sparatoria con un morto al Villaggio Mosè, sotto esame i tamponi ematici

Agli esami del Gabinetto regionale della polizia Scientifica, disposti dalla procura, potranno partecipare - si tratta del resto di accertamenti non ripetibili - anche i consulenti e gli avvocati nominati dalle parti

Verranno eseguiti a partire dal 23 maggio, al laboratorio Genetica forense di Palermo, gli accertamenti irripetibili, di tipo biologico, sui 12 tamponi utilizzati per la campionatura di presunte sostanze ematiche. Campioni sequestrati nel piazzale della concessionaria all'ingresso del Villaggio Mosè dove lo scorso 29 febbraio è stato ucciso il palmese Roberto Di Falco. 

Agli esami del Gabinetto regionale della polizia Scientifica, disposti dalla procura, potranno partecipare - si tratta del resto di accertamenti non ripetibili - anche i consulenti e gli avvocati nominati dalle parti. Sotto accusa oltre ad Angelo Di Falco, 39 anni, fratello della vittima, Calogero Zarbo, 40 anni e Domenico Avanzato, 37 anni, tutti di Palma.

Gli esiti degli esami, ossia i profili genetici ottenuti, verranno poi inseriti nella banca dati Dna. 

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Dell'inchiesta su quanto avvenuto all'ingresso del Villaggio Mosè si sono occupati, e ancora continuano a farlo, i poliziotti della squadra mobile della questura di Agrigento, coordinati dal procuratore Giovanni Di Leo e dal pm Gaspare Bentivegna. 

Cellulari e schede sim utilizzate dai tre indagati sono stati già setacciati. Ed è stato fatto perché potevano ricostruire spostamenti, messaggi e telefonate prima, durante e dopo quello che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un agguato fallito.

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La procura ritiene che si sia trattato di una spedizione punitiva finita male. Il commerciante, in particolare, pare avesse un debito con Roberto Di Falco legato alla compravendita di auto e il litigio sul punto avrebbe fatto scattare un agguato. La stessa vittima, peraltro, aveva una rivendita di veicoli.

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