Cronaca

"Morte non provocata da ritardo nella diagnosi", archiviata inchiesta per 4 medici

Il gip chiude il caso, come chiesto dalla Procura che aveva bacchettato l'operato dei sanitari

L'ospedale di Agrigento

Caso chiuso. Il gip Stefano Zammuto, come chiesto dal pubblico ministero Elenia Manno, archivia il procedimento a carico di quattro medici finiti sotto inchiesta in seguito alle denunce dei familiari di Antonina Rizzo, deceduta a 61 anni il 28 novembre del 2017.

"L'aspettativa di vita della paziente, per la malattia neoplastica da cui era affetta, era di 6-8 mesi. Di conseguenza, anche in assenza delle gravi inadempienze professionali poste in essere dagli specialisti, l'evento morte si sarebbe certamente verificato".

Così il pm aveva bacchettato senza mezze misure l'operato dei quattro medici indagati ma, al tempo stesso, ne aveva chiesto l'archiviazione, dalle accuse di omicidio colposo e omissione di atti di ufficio, perchè, di fatto, la donna, secondo le risultanze dell'indagine, sarebbe morta ugualmente.

I familiari, attraverso il proprio difensore, l'avvocato Graziella Vella, si erano opposti alla chiusura del caso sottolineando che il decorso clinico poteva avere esiti diversi. Il gip - dopo avere sentito tutte le parti in udienza, compresi i difensori degli indagati, gli avvocati Antonino Gaziano, Vincenza Gaziano, Santo Lucia ed Eduardo Cirino - ha archiviato il procedimento.

Fra le negligenze più plateali il ritardo di un mese con cui sarebbe stato inviato il reperto al laboratorio per l'esame istologico che avrebbe accertato la diagnosi di tumore che, secondo i consulenti del pm, sarebbe stata già "inequivocabile dalle strutture anatomiche".

La sessantenne, che in prima battuta accusava solo dei dolori alla cervicale e una ciste sul cuoio capelluto, si sarebbe rivolta prima a una struttura sanitaria privata, poi all'ospedale San Giovanni di Dio. Da lì iniziò un calvario che la portò più volte all'ospedale di Agrigento, al Civico di Palermo e in un centro radiologico privato. 

Per i quattro medici indagati - il titolare di un centro radiologico cittadino, due medici del San Giovanni di Dio e un sanitario di una struttura privata -, è stata esclusa ogni responsabilità penale.

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