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Lunedì, 16 Maggio 2022
Cronaca Canicattì

Morto dopo intervento per frattura al femore, i familiari: "No all'archiviazione"

I legali dei familiari di Lino Quattrocchi insistono e chiedono di mandare a processo 14 medici che ebbero in cura il sessantenne che aveva subito l'operazione cinque mesi prima

L’operazione di routine, l’infezione e il peregrinare in vari ospedali fino alla morte: il pm della Procura di Agrigento, Cecilia Baravelli, ha prima iscritto quattordici medici nel registro degli indagati, con l'accusa di omicidio colposo, e adesso, valutati gli esiti dell'autopsia, ne ha chiesto l'archiviazione ritenendo che non vi fosse un nesso fra l'operato dei sanitari e la morte di Lino Quattrocchi, 60 anni, di Caltanissetta, deceduto cinque mesi dopo un intervento per la frattura del femore all'ospedale di Licata.

I familiari di Quattrocchi - attraverso i loro difensori, gli avvocati Fabio Li Calsi, Alfonso Napoli e Giuseppina Insalaco - si sono opposti alla chiusura del caso. A decidere sarà adesso il gip Stefano Zammuto dopo avere sentito in udienza tutte le parti.

Sotto inchiesta i sanitari di vari reparti (in particolare di ortopedia e medicina) del San Giacomo di Altopasso, del Barone Lombardo di Canicattì e di Gela, dove l'uomo, l'11 agosto del 2019, è morto. 

Quattrocchi, nelle settimane successive all'intervento, avrebbe accusato un'infezione che - secondo l'esposto dei familiari - sarebbe stata trascurata e sarebbe, comunque, la conseguenza di alcuni errori nel trattamento sanitario. L'uomo, residente a Caltanissetta, dopo l'operazione, fu ricoverato una seconda volta all'ospedale di Licata per un’infezione, poi al Barone Lombardo e, infine, all'ospedale di Gela.

Alcuni dei medici indagati hanno incaricato dei consulenti di parte per seguire il caso. “Esaminati gli atti del fascicolo e la documentazione allegata – era il quesito del magistrato della Procura –, nonché eventuale altra documentazione sanitaria reperibile in strutture pubbliche o private, vanno verificate le cause del decesso e, in particolare, se tra la condotta dei medici che lo hanno avuto in cura dal 9 marzo e il decesso sia ravvisabile un nesso di causalità e se i trattamenti praticati siano caratterizzati da colpa professionale e, in ipotesi affermativa, di che entità, individuando gli eventuali responsabili”.

Il deposito della consulenza ha così escluso, anche per la presenza di altre patologie, secondo la conclusione a cui è giunta la procura, una responsabilità dei medici. Ai legali dei familiari hanno replicato i difensori dei medici (fra gli altri gli avvocati Giuseppe Cacciatore, Salvatore Pennica, Alfonso Neri, Carmelinda Sabia, Giuseppe Barba, Tatiana Pletto e Vincenzo Caponnetto) che hanno sollecitato al gip l'archiviazione. 

Il giudice deciderà nei prossimi giorni. Tre le ipotesi: chiusura del caso, supplemento istruttorio o imputazione coatta. 

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