Martedì, 23 Luglio 2024
L'interrogatorio / Raffadali

"Minacce di morte per costringere marito e moglie ad abbandonare casa": due indagati respingono le accuse

La difesa, alla luce dei chiarimenti, ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari

"Non c'entriamo nulla, le cose non sono andate come è stato ricostruito". I due indagati finiti, sabato scorso, agli arresti domiciliari con l'accusa di avere minacciato di morte due coniugi per costringerli ad abbandonare la loro casa, si difendono e respingono le accuse.

Si tratta di Giuseppe Casà, 28 anni e Samuel Donzì, 23 anni; entrambi di Agrigento. I due giovani, difesi dagli avvocati Annalisa Russello e Fabio Inglima Modica, hanno ribadito la loro versione dei fatti al gip Micaela Raimondo che ha disposto, inoltre, il carcere per il terzo indagato ovvero il 36enne di Raffadali, Gabriele Minio.

"Minacce di morte per costringere marito e moglie ad abbandonare casa": tre arresti

Gli stessi legali, inoltre, dopo l'interrogatorio di garanzia hanno chiesto al giudice di revocare gli arresti domiciliari. La decisione sarà presa nelle prossime ore. 

 Ai tre indagati, arrestati dai carabinieri dopo un'attività investigativa, sono contestati i reati di estorsione, violenza privata, danneggiamento, violazione di domicilio e rapina.

Secondo l'accusa, lo scorso fine maggio, avrebbero minacciato di morte una famiglia per costringerla ad abbandonare l'appartamento di Raffadali dove vivevano. Marito e moglie, terrorizzati, avrebbero prima denunciato e poi, per timore, avrebbero rimesso la querela.

Ma non è servito a bloccare l'attività investigativa dei carabinieri. La procura, in seguito, ha chiesto e ottenuto le misure cautelari. Una quarta persona, un minorenne di Agrigento, è indagata in stato di libertà.

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