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Lunedì, 27 Maggio 2024
Il provvedimento

"Minacciò di sparare in testa a un giudice ma fu un fatto occasionale": trafficante di droga torna libero

Il barista 45enne Andrea Puntorno, noto anche per essere stato un ultrà della Juve e avere partecipato ad alcuni traffici illeciti che gravitavano attorno alla tifoseria bianconera, due anni fa si era visto negare una misura alternativa al carcere per alcune intemperanze. Il magistrato di sorveglianza, adesso, lo "perdona" e revoca la libertà vigilata

Misura di sicurezza della libertà vigilata revocata. "A questo Carlisi gli sparo in testa". Così il quarantatreenne Andrea Puntorno, che ha alle spalle una lunghissima serie di condanne, in parte già scontate, si sarebbe rivolto alle forze dell'ordine, il 5 giugno di due anni fa, quando andarono a notificargli un provvedimento emesso dal magistrato di sorveglianza Walter Carlisi. "Appena ho la possibilità gli sparerò in testa - aveva aggiunto -, potete anche andarglielo a dire".

Questa e altre intemperanze, ovvero dei colloqui non autorizzati quando era sottoposto agli arresti domiciliari, gli erano valse l'ennesimo ritorno in carcere perchè gli era stato negato di scontare un cumulo di condanne di poco meno di due anni e un mese in regime alternativo.

Puntorno, a distanza di due anni, per effetto del provvedimento del magistrato di sorveglianza Federico Romoli, torna, adesso, del tutto libero: il giudice ha, infatti, ritenuto occasionale la minaccia al collega del suo ufficio e ha dichiarato cessata la pericolosità sociale. Puntorno, di recente, era stato segnalato pure per minaccia e danneggiamento compiuti all'interno del carcere di Sciacca dove era detenuto.

"Se si eccettuano questi due episodi, gravi ma occasionali - scrive Romoli -, ha tenuto una condotta conforme alle regole". Nei suoi confronti, quindi, come chiesto dal suo difensore, l'avvocato Teresa Alba Raguccia, è stata revocata la libertà vigilata. 

Puntorno, di recente, era stato coinvolto nell’inchiesta sui traffici illeciti attorno agli ambienti del tifo organizzato della Juve. 

Narcotraffico e bagarinaggio, nel 2016, gli sono valsi una maxi confisca di beni che, negli anni successivi, è stata confermata dalla Cassazione. Di recente, inoltre, è stato condannato a 4 anni di reclusione nell'inchiesta Kerkent, sul clan del boss Antonio Massimino, con l'accusa di spaccio di droga. 

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