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Domenica, 23 Giugno 2024
Le inchieste della Procura / Lampedusa e Linosa

Migranti: non solo "pirati" in azione, ma anche viaggi di "lusso" pagati il doppio

Il fermo dei tre presunti scafisti tunisini degli scorsi giorni ha fatto venire alla luce un altro aspetto delinquenziale del fenomeno

Non soltanto pescherecci tunisini i cui equipaggi si trasformano in pirati ma anche motopesca che vengono utilizzati per le cosiddette "traversate di lusso", per le quali i migranti arrivano a pagare anche 8 mila dinari tunisini, 2.366 euro a testa, contrariamente alla media che è di 3mila dinari (887 euro) o del costo più basso di 1.500 dinari (443 euro). Ed è stato un viaggio "di lusso", improntato alla massima sicurezza e senza stress per i migranti, quello che l'altro ieri ha portato al fermo, ad opera dei poliziotti della squadra mobile della questura di Agrigento assieme alla sezione operativa navale e ai militari della tenenza della guardia di finanza di Lampedusa, di tre presunti scafisti.

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I tre tunisini di 51, 38 e 24 anni - tutti in carcere ad Agrigento e per i quali la Procura ha chiesto la convalida dei fermi - sono indagati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per aver procurato l'ingresso illegale di 31 migranti, partiti dalla Tunisia, a bordo del peschereccio Abouamer che li ha condotti fino alla zona contigua a sud di Lampedusa e poi, a poche miglia di distanza dalla costa, li ha trasbordati su uno dei gommoni che trainava. Sul peschereccio Abouamer, guardia di finanza e guardia costiera non hanno trovato neanche l'ombra di reti per la pesca, né nient'altro che potesse far pensare che l'equipaggio era impegnato in attività di pesca. Squadra mobile, fiamme gialle e capitaneria, nell'arco di 24 ore, hanno portato alla luce - fermando 9 tunisini complessivamente - due delle attività criminali, pirateria marittima compresa, che ruotano attorno al fenomeno dell'immigrazione clandestina gestito dalle organizzazioni criminali tunisine. 

Il nuovo caso di pirateria

C'erano 49 migranti, fra cui 5 donne e un minore - originari di Camerun, Costa d'Avorio, Senegal, Guinea e Mali - sul barchino di metallo di 6 metri, partito da Sfax, a cui i 6 tunisini-pirati, fermati da squadra mobile, guardia di finanza e guardia costiera, hanno rubato il motore. I migranti sono stati costretti, poiché minacciati d'essere lasciati alla deriva, anche a consegnare il denaro che ognuno di loro aveva con sé. Già nelle passate settimane, e fu il primo caso in assoluto in cui veniva contestata la pirateria marittima che è prevista dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, la squadra mobile di Agrigento, la sezione operativa navale della guardia di finanza e i militari della Capitaneria di Lampedusa, avevano fermato il comandante del motopesca Assyl Salah di Monastir e i tre componenti dell'equipaggio che avevano chiesto la consegna di cellulari e denaro in  cambio di un traino per farli avvicinare a Lampedusa.

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Lo stesso identico copione che è stato realizzato, in acque internazionali, in danno del barchino salpato, dopo che i 49 migranti hanno pagato 1.500 dinari tunisini a testa, all'una di sabato. Ad intercettare il natante alla deriva, alle 20 di sabato, è stata la motovedetta Cp324 della guardia costiera che ha portato in salvo tutti, facendoli sbarcare a Lampedusa alle 3 circa di domenica. Determinanti, anche in questo caso, così come nel precedente, i velivoli delle fiamme gialle che hanno permesso di ritrovare il peschereccio Zohra, con a bordo i 6 pescatori tunisini trasformatisi in pirati.  Le indagini, era stato già rilevato dal procuratore capo facente funzioni di Agrigento, Salvatore Vella, hanno permesso di accertare che "diversi equipaggi di pescherecci tunisini hanno cessato di essere pescatori e si sono dedicati alla più lucrosa attività di pirati, depredando i numerosi barchini in ferro che continuano a partire dalle coste di Sfax con a bordo, per la maggior parte, migranti
sud-sahariani ed asiatici". 

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