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Ricostruzioni e analisi

"Navi madre" e viaggi per immigrati facoltosi, il procuratore Vella: "Le organizzazioni tunisine si strutturano sulla falsa riga della Libia"

Il capo dei pm: "Non c'è stata collaborazione da parte dei migranti e questo non ci stupisce perché vengono trattati meglio rispetto ai subsahariani. A fare parziali ammissioni è stato invece uno dei componenti dell'equipaggio"

Che molti pescatori tunisini si siano riconvertiti al business criminale del favoreggiamento dell'immigrazione clandestina era già chiaro. Così come era emerso - grazie a un focus già aperto dalla Procura di Agrigento - che i tunisini hanno un atteggiamento di grande rispetto per i connazionali in viaggio. Fino ad ora, i barchini di metallo carichi di migranti, siano essi subsahariani o tunisini, partivano - e ancora lo fanno - da Sfax o da Mahdia per raggiungere le coste siciliane. Molti riuscivano, e riescono, ad arrivare sotto costa a Lampedusa. Tanti invece quelli che restano alla deriva o, peggio ancora, naufragano. 

Trainavano una "carretta" con migranti a bordo, bloccata una "nave madre": 5 fermi

Traversate clandestine “di lusso” pagando il triplo, il procuratore Vella: “Ormai sono una realtà alternativa ai barchini della morte”

Il peschereccio tunisino fermato, nei giorni scorsi, dalla Guardia di finanza e ritenuto "nave madre" ha permesso di comprendere che il traffico di esseri umani dalla Tunisia sta cambiando. E che le organizzazioni tunisine potrebbero trasformarsi, strutturandosi, e diventare come quelle libiche. "Questo canale tunisino va attenzionato, altrimenti rischiamo di far strutturare le organizzazioni tunisine che sono ancora, per la maggior parte, rudimentali - ha spiegato, analizzando il fenomeno, il procuratore reggente Salvatore Vella - . Il rischio è che divengano organizzazioni criminali strutturate sulla falsa riga della Libia. La disponibilità di contanti in una realtà economica depressa e con una situazione difficile qual è quella tunisina potrebbe far aumentare questo genere di viaggi". Traversate strutturate appunto. Non fatte con i pericolosissimi barchini, ma con navi "madre" che lasciano al largo o immediatamente sotto costa. 

"E' difficile pensare che un'attività di questo tipo sia un caso isolato, con un viaggio del genere quella barca guadagna quanto si fa con due o tre mesi di attività di pesca" - ha spiegato il procuratore Vella - . 

Bocche cucite dei migranti in viaggio e scafista che vuota il sacco  

"Non c'è stata collaborazione da parte dei migranti che erano in viaggio. Ma questo non ci stupisce perché, in genere, i tunisini a bordo vengono trattati meglio rispetto ai subsahariani che, invece, di fatto poi sono più collaborativi con le forze di polizia italiane perché rischiano la vita e hanno una forma di gratitudine nei confronti dei nostri equipaggi in mare - ha spiegato il reggente della Procura di Agrigento - . In questo caso, come è già successo anche in altre occasioni, naufragi compresi, è venuta fuori una solidarietà stretta fra tunisini trasportati ed equipaggio. A fare parziali ammissioni di responsabilità è stato uno dei membri dell'equipaggio che ci ha confermato che questo era un viaggio destinato a trasportare i migranti".

La ricostruzione del viaggio

Gli 11 migranti - fra cui 3 donne e 3 minori - sono partiti dal porto di Madhia. Poco al largo del porto, verosimilmente per evitare di essere intercettati e bloccati dalla Guardia costiera tunisina, sono stati caricati sul peschereccio che li doveva condurre fino alle coste siciliane. "E' successo un imprevisto durante il viaggio e hanno recuperato, in mare, uno di questi barchini in ferro. Uno dei tanti che, dopo aver salvato i migranti, vengono lasciati alla deriva. Ed è stato proprio questo barchino che veniva trainato vuoto che ha insospettito" - è stato ricostruito dal colonnello Alessandro Bucci, comandante del reparto Operativo aeronavale di Palermo - . 

I sospetti iniziali 

"Le organizzazioni tunisine caricano almeno una cinquantina di migranti e in questo caso erano soltanto 11. Il barchino era vuoto e pulito, non c'erano viveri, né resti, né taniche di benzina - ha aggiunto il colonnello Bucci - . Il motopesca aveva chiamato, via radio, i soccorsi, facendo mettere in moto la macchina dei soccorsi per recuperare i migranti. Avevano fornito però un nominativo fittizio". "Era un viaggio diverso, rispetto a quelli che ordinariamente conosciamo, quello fatto dai 10 tunisini e un algerino, che è però inserito in un contesto familiare tunisino" - ha evidenziato il procuratore capo reggente Salvatore Vella - . 

I fermati e quei viaggi per facoltosi 

I cinque membri dell'equipaggio fermati, e attualmente in carcere visto che il gip ha disposto la custodia cautelare, hanno un'età che da 33 a 66 anni. Si ritiene che questo genere di viaggi, fatti al sicuro su dei pescherecci, siano riservati a cittadini extracomunitari facoltosi, gente insomma che può permettersi una traversata molto più cara rispetto a quella fatta con i barchini di metallo, saldati pure malamente, che spesso faticato a stare a galla. 

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