Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

Fermati i presunti scafisti del barcone rovesciato al largo della Libia

Il procuratore Di Natale: "Grazie al lavoro della squadra mobile. Ma il reato di clandestinità continua a non servire a nulla. Anzi, rallenta le attività investigative per individuare gli scafisti"

I due arrestati

Sono stati assicurati alla giustizia pochissime ore dopo l’arrivo a Porto Empedocle. Un cittadino egiziano ed un marocchino sono stati arrestati stanotte dagli agenti della squadra mobile di Agrigento, coordinti della procura agrigentina e dal pm Salvatore Vella. I due sono accusati di essere gli scafisti del barcone che due giorni fa si è rovesciato al largo della Libia. I superstiti sono arrivati ieri pomeriggio al porto di Porto Empedocle, a bordo della nave “Bettica” della Marina militare italiana, che li aveva soccorsi in alto mare. Con loro hanno viaggiato anche i cadaveri dei cinque migranti morti per annegamento, che verranno sepolti in vari cimiteri dell’Agrigentino.

VIDEO | La conferenza stampa del procuratore Di Natale

IL NUMERO DI DISPERSI. Secondo quanto ricostruito dagli agenti della squadra mobile di Agrigento, diretti da Giovanni Minardi e Vincenzo Di Piazza,  a bordo di quel barcone ci sarebbero state 700 persone. Almeno così hanno raccontato i superstiti. Ai poliziotti e al pm Vella i migranti hanno detto di essere saliti a bordo del barcone nel porto di Sabrata, a Sud Ovest di Tripoli, la notte del 24 maggio, sotto la minaccia di gente armata con mitragliatori Kalashnikov. Poi il viaggio e i soccorsi. Ma in tanti, almeno 200 persone, erano nella stiva. E di loro non c’è traccia. Gli inquirenti temono, quindi, che ci siano diverse centinaia di persone morte per annegamento i cui corpi sarebbero ancora intrappolato nel barcone inabissato.

Brahim Sad Alì

REATO CLANDESTINITA’. "Grazie all’ottimo lavoro della squadra mobile, siamo riusciti a fermare i due presunti scafisti in tempi brevissimi. Ma non bisogna dimenticare che il reato di clandestinità continua a non servire a nulla. E che serve soltanto a complicare il lavoro degli operatori". Il procuratore capo di Agrigento, Renato Di Natale, è tornato così a parlare del reato di clandestinità, che riempie gli scaffali della procura agrigentina e che, così come spiegato dal magistrato, non aiuta. “Anzi – ha detto - , rallenta le attività per l’individuazione degli scafisti. E questo perché i migranti che arrivano, essendo tutte persone indagate, devono avere un avvocato difensore per essere interrogati. E questo allunga i tempi. In più, qualcuno mi dica a cosa portano i processi a carico dei migranti per clandestinità. Si pensa forse che un migrante che viene poi condannato a pagare 50mila euro riesca poi a saldare i suoi conti con lo Stato italiano? Non credo proprio”.

Ismail Flotte Ismail

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