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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Migrante morto dopo essersi buttato in mare dalla nave quarantena, il pm: "Inchiesta da archiviare"

Secondo la Procura non sono emersi profili di responsabilità penale, il padre del ragazzo potrà opporsi alla chiusura del caso e chiedere altre indagini

"Non sono emersi profili di responsabilità attiva o omissiva da parte di nessuno, appare verosimile che il migrante si sia gettato in mare con un giubbotto di salvataggio per guadagnare la fuga". 

Il pubblico ministero Sara Varazi della Procura di Agrigento ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta, avviata a carico di ignoti, sulla tragedia, avvenuta il 20 maggio dell'anno scorso sulla nave quarantena Moby Zazà, al largo di Porto Empedocle dove un migrante tunisino di 22 anni si è gettato dal traghetto ed è morto.

Il corpo del migrante è stato ritrovato dopo alcune ore. A lanciare l'allarme "uomo in mare" erano stati i connazionali della vittima. La Guardia di finanza e la Capitaneria di porto avevano avviato le ricerche con le motovedette. Si erano anche alzati in volo un elicottero e un aereo della Guardia costiera.

La Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo di indagine ipotizzando il reato di istigazione o aiuto al suicidio. La nave-quarantena "Moby Zazà", quando si è verificata la tragedia, nel cuore della notte, era tornata in rada a Porto Empedocle. A bordo c'erano, in due aree distinte, i 53 migranti imbarcati qualche giorno prima e i 68 che erano stati caricati poco prima a Lampedusa. 

Gli accertamenti della Procura, che ha interrogato sia i migranti che gli operatori della Croce Rossa a bordo, hanno escluso responsabilità nella tragedia. Il padre dello sfortunato migrante, che ha nominato come difensore l'avvocato Leonardo Marino, potrà opporsi alla richiesta di archiviazione e chiedere di svolgere nuove indagini. In ogni caso sarà il gip a decidere. 

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