Medici senza frontiera lascia Lampedusa, in 2 mesi assistite 5.795 persone

Il team è stato presente a 226 sbarchi. L'80% delle imbarcazioni che ha raggiunto l'isola è partita dalla Tunisia, il 43% del numero complessivo di persone approdate proveniva dalla Libia

Si chiude oggi l'intervento di Medici Senza Frontiere sull'isola di Lampedusa, iniziato lo scorso 15 agosto per affiancare le autorità sanitarie locali durante gli screening medici agli sbarchi nel rispetto delle misure anti-Covid. Il team di Msf, composto da medici, infermieri e mediatori interculturali, ha offerto supporto al personale dell'Asp di Palermo nella gestione dei codici rossi e nell'individuazione di pazienti con possibili sintomi da Covid o con specifiche vulnerabilità, così da segnalare ai medici dell'hotspot i casi più urgenti da seguire.

"Grazie al fondamentale ruolo dei mediatori interculturali al triage abbiamo potuto individuare malati cronici, persone che stanno seguendo o hanno bisogno di terapie e in generale qualsiasi tipo di vulnerabilità medica inclusi traumi e stati di gravidanza che abbiamo affidato alle autorità sanitarie competenti" dichiara Elisa Galli, responsabile dei progetti Msf in Sicilia.

"Riteniamo fondamentale che questo sistema di identificazione e segnalazione dei casi vulnerabili sia mantenuto per garantire continuità assistenziale e non si perda per le eccessive rotazioni del personale sanitario assegnato agli sbarchi o per l'assenza di mediatori interculturali al triage, fattori che non garantiscono la continuità delle buone prassi acquisite".

In due mesi di attività il team di Msf ha assistito 5.795 persone in 226 sbarchi. Se l'80% delle imbarcazioni che ha raggiunto Lampedusa è partita dalla Tunisia, il 43% del numero complessivo di persone sbarcate proveniva dalla Libia, spesso a bordo di imbarcazioni fatiscenti. La giornata più impegnativa è stata quella del 20 settembre scorso, quando sono sbarcate a Lampedusa 732 persone con 26 imbarcazioni.

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