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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca

Salvarono migranti in acque libiche, Procura chiede archiviazione per comandante e armatore di Mare Jonio

I responsabili della nave, nel 2019, rifiutarono qualsiasi contatto con le autorità libiche e disobbedendo agli ordini provenienti dal ministero dell'Interno italiano fece rotta verso nord, sbarcando la mattina successiva le 30 persone salvate nel porto sicuro di Lampedusa

I pm di Agrigento Salvatore Vella e Cecilia Baravelli hanno chiesto al gip l'archiviazione - e dunque il completo proscioglimento da ogni accusa - per il capitano Massimiliano Napolitano e il coordinatore ed armatore Beppe Caccia della nave Mare Jonio che, il 9 maggio del 2019, in acque Sar libiche soccorsero trenta persone, tra cui due donne incinte, una bambina di 2 anni e diversi minori non accompagnati. Napolitano e Caccia erano stati indagati per favoreggiamento aggravato dell'immigrazione clandestina e due violazioni del codice della navigazione.

La Mare Jonio rifiutò, allora, qualsiasi contatto con le autorità libiche e disobbedendo agli ordini provenienti dal ministero dell'Interno italiano fece rotta verso nord, sbarcando la mattina successiva tutte le 30 persone salvate nel porto sicuro di Lampedusa. Scattò un'operazione della Guardia di finanza: venne sequestrata la nave e vennero indagati il ​​comandante e il capomissione.

"Dopo due anni e mezzo di approfondite indagini, la Procura di Agrigento conclude che il nostro comportamento e le nostre scelte sono state assolutamente legittime, per aver 'adempiuto al dovere di salvataggio di persone in pericolo di vita in mare' e al loro successivo sbarco in un porto sicuro - hanno scritto da Mediterranea Saving Humans - . Ma la richiesta di proscioglimento, firmata dai pubblici ministeri Salvatore Vella e Cecilia Baravelli, afferma inoltre tre cose di decisiva importanza. La prima: per la situazione in Libia e i comportamenti criminali tenuti dalla cosiddetta Guardia costiera libica, è stato giusto e corretto non comunicare e tantomeno sottoporsi al coordinamento delle autorità di Tripoli. La seconda: altrettanto giusta e legittima è stata la scelta di richiedere il porto sicuro di sbarco (“Place of Safety”) alle sole autorità italiane e dirigersi senza esitazione a Lampedusa - proseguono dalla Mediterranea Saving Humans - . La terza, riferita alle supposte violazioni del codice della navigazione per il mancato rispetto della diffida della direzione marittima di Palermo ad 'effettuare in modo stabile e organizzato operazioni di salvataggio in mare' senza aver ottenuto 'le necessarie autorizzazioni e certificazioni'. Una contestazione che, da allora, aveva aperto la strada a numerosi casi di ispezioni e 'fermi amministrativi' delle navi della flotta civile impegnate nelle attività di soccorso nel Mediterraneo. Ebbene, la Procura di Agrigento afferma con chiarezza che 'la Mare Jonio non era tenuta a dotarsi di alcuna certificazione SAR (…) poiché non esiste nell’ordinamento italiano alcuna preventiva certificazione diretta alle imbarcazioni civili per lo svolgimento di tale attività', così come non è ammissibile l’idea di stabilire 'un numero massimo di naufraghi imbarcabili' durante un’operazione di soccorso, che rimane materia di esclusiva valutazione del comandante della nave impegnata. Si tratta di punti di straordinario rilievo che, nel loro insieme, confermano la piena legittimità dell’operato delle organizzazioni e delle navi della flotta civile impegnata nel Mediterraneo centrale. Ancora una volta - concludono - un’inchiesta sul nostro operato si avvia a conclusione, sancendo che non vi è stato nulla di “antigiuridico” o “penalmente rilevante” nelle nostre scelte. Anzi, esse sono state e continuano ad essere giuste e corrette di fronte alle continue violazioni dei diritti fondamentali e del diritto internazionale e nazionale, ai veri e propri comportamenti illegali e criminali tenuti dagli Stati. Per dirla con le testuali parole dei pubblici ministeri di Agrigento: 'certamente non può essere criminalizzata in sé lo svolgimento dell’attività di salvataggio di vite umane in mare, che anzi costituisce un obbligo giuridico per ciascun uomo di mare'". 

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