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Giovedì, 23 Maggio 2024
Emergenza immigrazione

Mare Jonio fa rotta verso le coste siciliane, l'ultimatum: "Viminale ha 10 ore per organizzarsi, poi entriamo"

La nave della Ong ha scelto di non appesantire Lampedusa che deve continuare ad essere 'l'isola che salva' e non un campo profughi

"Stiamo facendo rotta sulle coste sud siciliane, perché vogliamo agevolare le procedure di sbarco, non appesantire Lampedusa che deve continuare ad essere 'l'isola che salva' e non un campo profughi. E torniamo a ripetere che, invece di aver speso 2 milioni di euro al mese per ogni assurda e inutile 'nave quarantena', si dovrebbero impiegare risorse per un sistema rapido di trasferimenti e per luoghi di prima accoglienza in Italia degni di questo nome". A dirlo è Mediterranea Saving Humans, puntando il dito contro "un sistema di accoglienza che è stato in gran parte smantellato tra il 2018 e il 2019". Mare Jonio con 92 persone a bordo, tra cui una trentina di minori non accompagnati, soccorse in due distinte operazioni il 5 e il 6 giugno scorsi in acque  internazionali nelle zone Sar di competenza libica e maltese, sta facendo rotta verso la Sicilia. Mediterranea Saving Humans rende noto che "entro dieci ore" farà scalo "nel primo porto utile".

"Secondo il diritto internazionale - si legge in una nota della Ong - alle 14.40 di ieri pomeriggio abbiamo richiesto l'assegnazione di un porto sicuro di sbarco al Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Roma, che ci ha risposto dicendo che "la richiesta era stata inoltrata per le determinazioni alla competente autorità nazionale". Cioè il ministero dell'Interno. Non avendo poi ricevuto ulteriori istruzioni, questa mattina alle 7.40 abbiamo reiterato la richiesta e la risposta della centrale operativa della Guardia costiera è stata la stessa: si è in attesa della decisione del Viminale. Abbiamo comunicato alle autorità che stiamo procedendo verso la Sicilia, anche in vista del peggioramento delle condizioni meteomarine".

"Ora le cose sono molto semplici: o ci viene assegnato subito un porto di sbarco, un "place of safety" come previsto dal diritto internazionale e dalla legge nazionale, oppure - conclude Mediterranea - appena giungeremo sulle coste siciliane, entreremo nel primo porto utile. Il Viminale ha 10 ore per organizzarsi".

"Siamo stati costretti, in questa Missione 12 della Mare Jonio, a contrapporci in mare a motovedette militari in mano a miliziani libici, riforniti e finanziati dall'Italia. Lo abbiamo dovuto fare per evitare violazioni gravissime della Convenzione di Ginevra che l'Italia ha sottoscritto. Catturare e deportare in Libia  bambine, donne e uomini che da quell'inferno stanno scappando, è un crimine oltre che una cosa orribile. Pensate se gli ucraini che  fuggono fossero riconsegnati all'esercito russo. Sono trattati diversamente dall'Europa solo perché sono bianchi?. Senza le navi della società civile - della Civil Fleet europea - a migliaia di esseri umani può accadere di tutto: di morire annegati o di essere deportati - denuncia Mediterranea Saving Humans -. Eppure il
mare è pieno di aerei e droni di Frontex e dei Paesi dell'Unione, di navi militari italiane ed europee. Come dimostra anche la vicenda dei pescherecci siciliani aggrediti a colpi di mitragliatrice dalle milizie libiche di Haftar, giustamente raggiunti e protetti in 20 minuti dal pattugliatore Grecale della Marina militare italiana. Questa storia deve finire. La decisione di lasciar morire o catturare persone in mare consegnandole a un destino di torture e violenze, è 
politica non 'tecnica'".

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