Un ingegnere empedoclino in una multinazionale, Marco Ferrara: "Lasciare casa è stato difficile"

Ha 29 anni, ha vissuto in Spagna ed oggi fa base a Parma. La sua vita è cambiata, ma i primi anni non sono stati "idilliaci"

Marco Ferrara

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Un viaggio solo andata verso il futuro, con la speranza di rettificare e tornare solo a determinate condizioni. La passione per il basket e per l’ingegneria, ma anche la voglia di farcela portando con te, sempre, l’odore ma anche il sapore della tua terra. Il volto della settimana è Marco Ferrara. Ventinovenne che ha lasciato la sua Porto Empedocle con la speranza di ritrovarla non diversa, non più bella, ma più felice. Marco è un ingegnere gestionale vive e lavora a Parma per una importante multinazionale, ed ha tanti sogni. Un passaggio in Spagna e poi i due anni al nord. L’inizio non facile: nuove abitudine, nuova vita e gli affetti lontani, ma quando vuoi qualcosa la mancanza diventa quasi una confidente speciale. Ecco la storia di Marco...

Raccontaci la tua storia. Perchè hai scelto di lasciare Porto Empedocle?

“Lasciare casa non è mai facile. Sono andato via per un’opportunità, qualcosa che purtroppo la nostra terra non regala. Vivo a Parma, ho avuto la possibilità di crescere e di conoscere nuove persone. Ho un lavoro che mi soddisfa. Sono un ingegnere gestionale, lavoro per un’azienda metalmeccanica. Controllo che le macchine scelte siano adeguate, poi se è ok vanno in produzione”.

 Ti manca la tua città?

“A me di Porto Empedocle manca tutto e niente. Il mare, la famiglia, i pranzi domenicali da nonni. Ma anche gli amici e le feste. Non posso non menzionare il clima che c’è a casa nostra. E’ speciale. La gente giù sorride di più, ecco. Questa è una cosa che ho notato (ride ndr). Cosa non mi manca? L’inciviltà di alcune persone. Quella proprio non mi manca”.

Cosa cambieresti di Porto Empedocle?

“Sono tante le cose che cambierei. Una su tutte, però, prevale. E’ la mentalità delle persone. E’ giusto essere legati alle tradizioni, è anche bello ed importante. Ma essere legati non vuol dire essere schiavi. Bisogna accettare i cambiamenti e tutto ciò che ne concerne. E’ importante fare ciò, consente un’apertura mentale di spessore”.

Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

"Non dobbiamo arrenderci mai. Dobbiamo lottare per ottenere ciò che vogliamo. Ho vissuto degli anni in Spagna e conoscere nuove realtà e nuove culture è importante. Ai giovani, dunque, consiglio di lottare per provare a fare cambiare la mentalità di alcune persone. Non di tutte, ovviamente. Dobbiamo informarci sempre sul mondo che ci circonda. E’ fondamentale fare questo. Allargare i propri orizzonti è una vittoria. Bisogna fare capire alla gente che c’è anche altro".

Sogni di tornare?

"Se sogno di tornare? A chi non piacerebbe. Onestamente, però, è difficile. Il cambiamento in casa nostra non è rapido. Seguo spesso, anzi quasi sempre, le cronache della mia città. Come possono ancora oggi esserci dei problemi con la spazzatura. Nel 2019 è impensabile. A me, sono onesto, piacerebbe molto tornare a casa mia, ma con questa mentalità è dura. I primi due anni a Parma non sono stati idilliaci, abituarsi al nord non è mica facile. Poi, però, devi e quindi ti adatti ad un nuovo stile di vita. Da noi, giù, si usa tanto dire una parola che odio: 'Vabbè, ma tanto chi ti vede'. 'Tanto chi ti dice niente'. Continuando così non si va da nessuna parte”.

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(Vuoi raccontare la tua storia? Scrivi a Federica.barbadoro@citynews.it)

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