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Coltivatori agrigentini in ginocchio, Confagricoltura lancia l'allarme

Confagricoltura lancia l'allarme: a subire i maggiori danni sono stati gli aranceti, le superfici seminate a grano duro e i vigneti da mosto. Le intemperie si sono abbattute con violenza sulle coltivazioni radendo praticamente al suolo i sistemi di irrigazione oltre ad aver danneggiato le piante

Maltempo, frane, crolli, allagamenti, esondazioni dei fiumi Platani e Verdura, terreni coltivati devastati dalle piogge e dai detriti, sistemi di irrigazione saltati. L'agricoltura è in ginocchio: dopo mesi a cercare soluzioni per le mancate piogge, adesso l'emergenza si è totalmente "ribaltata". Confagricoltura lancia l'allarme: dal 19 al 22 febbraio danni alle aziende agricole in diversi comuni agrigentini. 

Adesso si contano i danni, anche se continuano a imperversare rovesci e temporali che, le previsioni annunciano, non accennano a diminuire. In particolare, fa sapere la Confederazione agrigentina, danni sono rilevati lungo la fascia costiera che dal Villaggio Mosè arriva a contrada Misita, e nei comuni di Canicatti, Castrofilippo, Favara, Ribera, Caltabellotta, Siculiana, Sambuca di Sicilia, Naro, e Licata.

L'unione provinciale degli agricoltori fa sapere, inoltre, che a subire i maggiori danni sono stati gli aranceti, le superfici seminate a grano duro e i vigneti da mosto: le intemperie si sono abbattute con violenza sulle coltivazioni radendo praticamente al suolo i sistemi di irrigazione oltre ad aver danneggiato le piante.

Quindi oltre alle strade interpoderali da liberare dai detriti e fango, ci sono le coltivazioni da recuperare, per quanto possibile, con i terreni che vanno sgomberati dai detriti che la pioggia ha portato con sè nella sua corsa a valle. 

A rischio, se non del tutto compromessa, risulta la coltivazione delle arance: alcune piante sono state abbattute, per le altre ci si trova nell'impossibilità di raccogliere il frutto per via degli allagamenti negli aranceti stessi.

"Stiamo parlando di svariate superfici che da un primo calcolo ammonterebbero a circa 200 ettari - dice il presidente provinciale, Rosario Marchese Ragona - cui si aggiungono altre superfici a seminate a grano duro, adesso oggettodi allagamenti. Noi ravvisiamo anche delle responsabilità per quanto accaduto: chiediamo che vengano evidenziate a seguito dell'incuria e dalla volontà umana di sversare l’acqua dalla diga Gammauta, per l’area di Ribera, S.Giovanni e Furore per l’area di Naro, Favara e Agrigento, con l’apertura delle saracinesche che ha creato i danni alle aziende".

Intanto i deputati Totò Cascio e Vincenzo Fontana hanno annunciato la volontà di intervenire a sostegno degli agricoltori con delle interrogazioni al Governatore Rosario Crocetta.

"L'invio nell'immediato dei mezzi e del personale dell'Esa per il ripristino della viabilità agricola. Non appena le condizioni meteo lo permetteranno, poi, l'invio degli ispettori per verificare i danni patiti e l'eventuale richiesta dello stato di calamità", è quanto riferisce di aver concordato Cascio con l'assessore regionale per l'Agricoltura, Nino Caleca, durante un incontro convocato d’urgenza su richiesta dello stesso deputato, per "discutere degli interventi urgenti per il comprensorio duramente colpito dal maltempo degli ultimi giorni e delle ultime ore".

"Proprio questa mattina - dice Cascio - ho depositato due interrogazioni parlamentari in merito che hanno condotto alla immediata scelta di intervento nella direzione indicata. L'esondazione dei fiumi Verdura e Platani ha causato grandi disagi e molti danni soprattutto in numerosi comuni proprio del comprensorio Sciacca-Ribera. Bisogna venire incontro agli agricoltori ed in generale al territorio duramente colpito dagli eventi di questo inverno per evitare che i danni del maltempo diventino più drammatici di quanto già non siano per le imprese e gli abitanti di questi territori", conclude Cascio.

Anche Fontana ha annunciato di volersi attivare: "Annuncio subito un’interrogazione parlamentare urgente nei confronti del Governatore Crocetta, dell’assessore regionale al Territorio Croce e del direttore regionale del dipartimento Protezione Civile Foti per fare un monitoraggio e una stima dei danni e per trovare le soluzioni che possono essere intraprese nel minor tempo possibile - dice in una nota -. La strada statale 189 presenta delle criticità notevoli, come altre strade provinciali nel versante del saccense, che vanno affrontate, inoltre gli agrumeti della piana di Ribera sono in ginocchio per gli allagamenti e l’esondazione del fiume Magazzolo e del Platani e per gli imprenditori del settore può essere catastrofico. Per la città capoluogo Agrigento, dopo le frane di via Giovanni XIII e della zona Rupe Atenea si deve costantemente monitorare il costone come nel resto della città che presenta problematiche analoghe. Chiederò ufficialmente al Governo regionale di chiedere al Governo centrale lo stato di calamità naturale per dare subito mezzi e uomini per tamponare eventuali altri disagi e criticità".

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