Malattie infettive, quella petizione online che diventa lo specchio della provincia

La raccolta di firme avviata, dopo la morte della giornalista-insegnante Loredana Guida, per chiedere l'apertura del reparto sta ottenendo una risposta blanda. Quasi come se la carenza interessasse soltanto il capoluogo, quasi come se determinate patologie dovessero essere contratte soltanto da alcuni

(foto ARCHIVIO)

Neanche 2 mila sottoscrizioni in 5 giorni. Mancata risposta da parte di una città di 59 mila abitanti (tanti erano nel 2017) e di una provincia che, nel 2016, aveva poco più di 445 mila persone che popolavano case e strade. Qualche sociologo esperto, in "camera caritatis", s'è già pronunciato: è il segnale, lampante, dello scoramento e della mancanza di fiducia per ottenere risposte future. Popolo rassegnato all'immobilismo quello dell'Agrigentino. Almeno fino a quando qualcosa non ci tocca direttamente. Allora, si torna ad alzare la voce - anche se a gridare ormai sono sempre meno ed è più nutrita la schiera degli afoni - per i cosiddetti servizi essenziali.

Nella quota parte di chi non ha ancora firmato la petizione online per sollecitare l'apertura di un reparto di Malattie infettive ad Agrigento c'è anche chi, non crede - segnale del disincanto e della mancanza di fiducia - nelle petizioni. Vengano fatte in rete che su carta. Verosimilmente, le petizioni - anche quando raggiungono decine e decine di migliaia di firme - restano carta straccia. Ma danno il senso concreto di un popolo che non si rassegna, di un popolo che conosce i suoi diritti e li sa reclamare fino a quando non li trasforma in concretezza. 

Malattie infettive, l'Asp: "Management pronto a pianificare il reparto"

All'ospedale "San Giovanni di Dio" di Agrigento - capoluogo di una provincia che ingloba la frontiera marittima di Lampedusa -  non esiste (anzi, no! C'è ma è solo sulla carta) l'unità operativa di Malattie infettive. Reparto salva-vita che non c'è nemmeno al "Giovanni Paolo II" di Sciacca, al "Fratelli Parlapiano" di Ribera, al "Barone Lombardo di Canicattì" e al "San Giacomo d'Altopasso" di Licata. E' l'intera provincia dunque ad essere priva di un reparto che potrebbe diagnosticare e dare assistenza mirata. Dopo la morte, a soli 44 anni, della giornalista-insegnante Loredana Guida, l'attenzione è tornata a concentrarsi sulla mancanza di Malattie infettive. Non è detto, naturalmente, che se il reparto ci fosse stato, la 44enne si sarebbe salvata. Avebbe però avuto almeno una possibilità in più. Sull'onda emotiva della tragedia, consapevole della carenza del reparto e abituato a recriminare i diritti suoi e dei concittadini, l'agrigentino Alfonso Cartannilica ha lanciato - su Change.org - una petizione. Una raccolta di firme che ha, di fatto, ottenuto una risposta blanda. Quasi come se la carenza interessasse soltanto Agrigento-città. Anzi, neanche tutti i suoi abitanti. Quasi come se le malattie infettive - non per forza malaria - dovessero essere contratte soltanto da chi viaggia o da chi visita determinate parti del mondo. 

"Basta tragedie", la città si mobilita per Loredana Guida: online una petizione

L'Asp - attraverso il direttore sanitario Gaetano Mancuso - ha fatto sapere, attraverso AgrigentoNotizie, che "trattandosi di una unità operativa prevista, il management potrà mettersi all’opera per pianificare il reparto non appena l’atto aziendale, che è stato trasmesso all’assessorato regionale alla Salute, tornerà firmato ad Agrigento . La pianificazione riguarderà l’aspetto strutturale, compreso l’acquisto delle attrezzature, e le risorse umane, il che significherà l’indizione di concorsi a tempo determinato e indeterminato, primario compreso. Si tratta di un iter complesso - è stato spiegato - che però il management si avvia a pianificare”. Servirà tempo, verosimilmente tanto. E anche denaro.

Malattie infettive, quel reparto che non c'è ... ma che potrebbe salvare le vite

Problema risolto? Carenza fronteggiata? Nient'affatto. La "macchina" s'è messa in moto - già lo era veramente -  ma servirà che proceda. Le "voci" degli agrigentini dovrebbero scuotere le coscienze ma soprattutto la reattività non tanto - e non solo - dei funzionari burocrati quanto piuttosto dei politici di quest'isola. 

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