"Vicino ai boss? Solo congetture": dissequestrati beni per 3 milioni di euro a Scariano

La Dda ne chiedeva la confisca, i giudici della sezione misure di prevenzione la rigettano: l'imprenditore favarese fu coinvolto nell'inchiesta sul rigassificatore, secondo i giudici la sua pericolosità sociale sussisteva solo nel passato

"Al di là dei meri sospetti e delle congetture, ciò che rileva in questa sede sono i soli concreti elementi indiziari i quali tutti, però, consentono - allo stato - di ritenere compiutamente accertata una effettiva pericolosità sociale solo fra il 1997 e il 2003". 

I giudici della seconda sezione misure di prevenzione del tribunale di Agrigento hanno rigettato quasi interamente la richiesta di confisca e, quindi, disposto il dissequestro di beni, del valore stimato di 3 milioni di euro, nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Scariano, 67 anni, di Favara, ritenuto vicino alle famiglie mafiose dell'Agrigentino.

Il collegio di giudici, presieduto da Wilma Angela Mazzara, accogliendo gran parte delle tesi dei difensori, gli avvocati Angela Porcello, Enrico Quattrocchi, Giuseppe Barba e Pietro Maragliano, ha disposto la restituzione di 14 fabbricati, 25 terreni, quote di altri 26 terreni, tre società di capitale e relativi compendi aziendali e un rapporto finanziario. Fra gli elementi a sostegno della presunta mafiosità di Scariano anche un “pizzino” trovato nell'ultimo covo di Gerlandino Messina, ex numero uno di Cosa Nostra agrigentina, proprio a Favara, dove fu catturato nel 2010, in cui si parlava in maniera criptica di questioni legate a una delle sue imprese.

I giudici hanno disposto la confisca della sola quota societaria del "Consorzio Itria, con sede a Ferrara, per un capitale sociale di circa 2.500 euro. Rigettata, inoltre, la richiesta di applicazione della sorveglianza speciale. 

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