Le mani dei clan sui fondi dell'Unione Europea, 94 arresti: c'è anche un notaio di Canicattì

Il professionista è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa: avrebbe compilato falsi atti per far risultare acquisiti per usucapione di una serie di terreni per poi chiedere i contributi

C'è anche un insospettabile notaio - Antonino Pecoraro, 73 anni di Canicattì - tra le 94 persone arrestate nell’ambito della maxi operazione antimafia che, all'alba di oggi, ha colpito il clan di Tortorici, nell'area dei Nebrodi. E’ accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l'accusa avrebbe compilato falsi atti per far risultare acquisiti per usucapione di una serie di terreni per poi chiedere i contributi Ue. Il notaio è stato posto agli arresti domiciliari. Proprio tra i 46 finiti ai domiciliari, anche una decina di dipendenti dei Centri di assistenza agricola ma sono circa duecento gli indagati tra esponenti mafiosi e colletti bianchi nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Messina, Salvatore Mastroeni su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina che ha svelato gli interessi dei clan messinesi anche sui fondi dell'Unione europea.

Il Consiglio notarile: "Già avviati una serie di provvedimenti disciplinari"

Sono due i clan coinvolti nella maxi-inchiesta dei pm di Messina. Tutte e due le cosche hanno base familiare: l'inchiesta "colpisce" infatti interi nuclei familiari. Secondo gli inquirenti, i Batanesi e i Bontempo Scavo avrebbero scelto di non farsi la guerra ma di spartirsi gli affari: come quello delle truffe all'Ue attraverso false intestazioni di decine di terreni da utilizzare per avere i contributi per l'agricoltura. Le due famiglie sarebbero dunque in una fase di tregua armata, "anche se sotto la cenere cova sempre la voglia di fare piazza pulita del concorrente", scrivono i magistrati. I personaggi di spicco dell'indagine sono, per i batanesi, Sebastiano Bontempo detto il guappo, Giordano Galati detto Lupin, Sebastiano Bontempo, "il biondino" e Sebastiano Mica Conti. Tutti hanno scontato condanne pesantissime per mafia, Mica Conti anche per omicidio. Dopo aver espiato le pene, sono stati scarcerati e sono tornati al vertice del clan. I vertici della "famiglia" dei Bontempo Scavo coinvolti sono: Aurelio Salvatore Faranda e i fratelli Massimo Giuseppe e Gaetano. 

Arrestato anche il sindaco di Tortorici

Secondo gli inquirenti la truffa ammonterebbe a oltre 5 milioni di euro intascati indebitamente dall'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), l'ente che eroga i finanziamenti stanziati dall'Ue ai produttori agricoli.

Le indagini sono state rese più difficili a causa del "contesto territoriale ostile ed ermetico". E' emersa "l'immagine di un'associazione mafiosa estremamente attiva, osservante delle regole e dei canoni dell'ortodossia mafiosa, in posizione egemone nell'area nebroidea della provincia di Messina ma capace, al tempo stesso, di rapportarsi - nel corso di riunioni tra gli affiliati - con le articolazioni territoriali mafiose Catania, Enna e finanche del mandamento delle Madonie di cosa nostra palermitana", dicono ancora gli investigatori. 

Contatti tra i clan e un funzionario della Regione

Sono emersi anche “profili di allarmante riconoscimento del ruolo rivestito da alcuni suoi componenti, anche da parte di pubblici ufficiali". "Basti pensare che uno dei membri più attivi della famiglia mafiosa batanese - diretto dai Bontempo, Sebastiano Conti Mica, e Vincenzo Galati Giordano - è stato interpellato da un funzionario della Regione Siciliana, in relazione a furti e danneggiamenti di un mezzo meccanico dell'amministrazione regionale, impiegato nell'esecuzione di taluni lavori in area territoriale diversa dal comprensorio di Tortorici". E' quanto dicono gli investigatori. "Ciò a riprova di un forte radicamento della famiglia tortoriciana anche in zone distanti dai territori di origine", dicono.

Gli inquirenti hanno accertato "a partire dal 2013, l'illecita percezione di erogazioni pubbliche per oltre 10 milioni di euro, con il coinvolgimento in tale attività di oltre 150 imprese agricole (società cooperative o ditte individuali), tutte direttamente o indirettamente riconducibili alle due famiglie mafiose, alcune delle quali meramente cartolari ed inesistenti nella realtà". La percezione fraudolenta delle somme è stata possibile "grazie all'apporto compiacente di colletti bianchi identificati dalle indagini: ex collaboratori dell' Ag.E.A., un notaio, numerosi responsabili dei centri C.A.A.". Pder gli investigatori "oggetti muniti del know how necessario per realizzare l'infiltrazione della criminalità mafiosa nei meccanismi di erogazione di spesa pubblica, e conoscitori dei limiti del sistema dei controlli".

La mafia non è più quella dei pascoli

"Esaminando le istanze (con contenuto falso) finalizzate ad ottenere i contributi è emersa una suddivisione pianificata delle aree di influenza tra i sodalizi, finalizzata a scongiurare la duplicazione (o la moltiplicazione) di istanze diverse afferenti alle medesime particelle". E' quanto emerge dall'operazione che ha portato all'arresto di 94 persone nel messinese. "Questo specifico aspetto investigativo è stato confermato attraverso intercettazioni ed acquisizioni documentali, presso diversi Centri di Assistenza Agricola, dei fascicoli aziendali delle singole ditte/società attraverso le quali venivano perpetrate le truffe; e mediante perquisizioni eseguite presso le abitazioni dei principali indagati e presso alcuni Centri di Assistenza Agricola".

Tra gli elementi di novità raccolti dall'indagine  "emerge in maniera significativa un profilo di carattere internazionale degli illeciti, commessi nell'interesse delle associazioni mafiose". "In alcuni casi, infatti, le somme provento delle truffe sono state ricevute dai beneficiari su conti correnti aperti presso istituti di credito attivi all'estero e, poi, fatte rientrare in Italia attraverso complesse e vorticose movimentazioni economiche, finalizzate a fare perdere le tracce del denaro", dicono gli investigatori. Ne viene fuori una organizzazione mafiosa che grazie all'apporto di professionisti, dimostra di avere una fisionomia modernissima e dinamica, decisamente lontana dallo stereotipo della "mafia dei pascoli. “Una organizzazione - dicono gli inquirenti - che muovendo dal controllo dei terreni, forti di stretti legami parentali e omertà diffusa (e, quindi, difficilmente permeabili al fenomeno delle collaborazioni con la giustizia), mira all'accaparramento di utili, infiltrandosi in settori strategici dell'economia legale, depredandolo di ingentissime risorse, nella studiata consapevolezza che le condotte fraudolente, aventi ad oggetto i contributi comunitari - praticate su larga scala e difficilmente investigabili in modo unitario e sistematico - presentino bassi rischi giudiziari, a fronte di elevatissimi profitti".

(Fonte: MessinaToday)

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