Venerdì, 19 Luglio 2024
Corte di appello / Siculiana

"Racket mafioso sulle forniture di calcestruzzo": una perizia scagiona l'imputato, annullata condanna a imprenditore

Ad Antonino Gagliano, in primo grado, erano stati inflitti 9 anni e 6 mesi: gli accertamenti, disposti dai giudici, hanno dato una diversa ricostruzione del volume di affari rispetto a quella della presunta vittima

Assoluzione perchè il fatto non sussiste: i giudici della quarta corte di appello di Palermo hanno cancellato la condanna a 9 anni e 6 mesi inflitta dal tribunale di Agrigento nei confronti dell'imprenditore Antonino Gagliano, 56 anni, di Siculiana, accusato di estorsione con metodo mafioso. 

Il pizzo, in entrambi i casi contestati, secondo l'ipotesi accusatoria adesso sconfessata, sarebbe stato imposto con lo stratagemma della fattura gonfiata che sarebbe servita a dare una giustificazione formale al pagamento.

La prima ipotesi di estorsione, contestata a Gagliano, riguardava la realizzazione di alcuni alloggi a Porto Empedocle. L'imprenditore, secondo la ricostruzione dell'episodio, aveva raggiunto un accordo col collega Carmelo Colletto al quale avrebbe fornito il calcestruzzo prodotto dalla sua impresa per delle opere di sbancamento. La seconda, nel maggio del 2012, nell'ambito di alcuni lavori di realizzazione di alcuni fabbricati a Siculiana.

Colletto, che in precedenza, sempre secondo l'ipotesi che non ha trovato riscontro nel processo, avrebbe ricevuto anche minacce ben più esplicite dallo stesso Gagliano, sarebbe stato costretto, in entrambi i casi, con la prospettiva neppure troppo velata di subire il danneggiamento dei mezzi, ad accettare la “cresta”, attraverso fatture gonfiate, relative alla fornitura del calcestruzzo.

"Ma che ti lamenti a fare? A Porto Empedocle vogliono 1.000 euro a casa. Paga e stai tranquillo". Così Gagliano avrebbe cercato di convincere Colletto a pagare nel più recente episodio contestato. In quello precedente, invece, sarebbe stato avvicinato da due imprenditori, in seguito arrestati e assolti nell’operazione “Nuova Cupola”, che gli avrebbero chiesto spiegazioni sul perché, per la fornitura del calcestruzzo, si era rivolto a Gagliano e non "a persone di Porto Empedocle".

Gagliano avrebbe riferito che "era meglio pagare e stare tranquilli”. Fra i due si instaura anche un contenzioso e Colletto riceve un decreto ingiuntivo da Gagliano. I difensori, gli avvocati Calogero Meli e Giovanni Rizzuti, hanno sostenuto che la ricostruzione contabile fosse infedele ottenendo dai giudici una perizia "per confrontare la quantità di calcestruzzo risultante dalle bolle di trasporto e relative fatture con quella risultante dal libretto delle misure". Accertamenti contabili che hanno sconfessato l'accusa, per cui Gagliano fu arrestato, e ribaltato la sentenza di primo grado. 

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