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Mercoledì, 28 Settembre 2022
Corte di appello / Siculiana

"Il racket mafioso sulla fornitura del calcestruzzo": i giudici ordinano nuovi accertamenti

L'imprenditore Antonino Gagliano, in primo grado, è stato condannato a 9 anni e 6 mesi: disposta perizia per ricostruire la quantità esatta di materiale

"La Corte ritiene necessario espletare perizia per verificare confrontando la quantità di calcestruzzo risultante dalle bolle di trasporto e relative fatture con quella risultante dal libretto delle misure": i giudici di appello ordinano nuovi accertamenti contabili e rinviano la sentenza del processo a carico dell’imprenditore Antonino Gagliano, 55 anni, di Siculiana, accusato di estorsione con metodo mafioso ai danni di un collega al quale, sostiene l’accusa, avrebbe imposto il racket. 

In primo grado, il 19 dicembre di due anni fa, i giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, gli hanno inflitto 9 anni e 6 mesi di reclusione per l'accusa di estorsione con metodo mafioso. Il pizzo, in entrambi i casi contestati, sarebbe stato imposto con lo stratagemma della fattura gonfiata che sarebbe servita a dare una giustificazione formale al pagamento.

La prima ipotesi di estorsione, aggravata dal metodo mafioso, contestata a Gagliano, riguardava la realizzazione di alcuni alloggi a Porto Empedocle. Gagliano aveva raggiunto un accordo col collega Carmelo Colletto al quale avrebbe fornito il calcestruzzo prodotto dalla sua impresa per delle opere di sbancamento. La seconda, nel maggio del 2012, nell'ambito di alcuni lavori di realizzazione di alcuni fabbricati a Siculiana. Colletto, che in precedenza avrebbe ricevuto anche minacce ben più esplicite dallo stesso Gagliano, sarebbe stato costretto, in entrambi i casi, con la prospettiva neppure troppo velata di subire il danneggiamento dei mezzi, ad accettare la “cresta”, attraverso fatture gonfiate, relative alla fornitura del calcestruzzo.

"Ma che ti lamenti a fare? A Porto Empedocle vogliono 1.000 euro a casa. Paga e stai tranquillo". Così Gagliano avrebbe cercato di convincere Colletto a pagare nel più recente episodio contestato. In quello precedente, invece, sarebbe stato avvicinato da due imprenditori, in seguito arrestati e assolti nell’operazione “Nuova Cupola”, che gli avrebbero chiesto spiegazioni sul perché, per la fornitura del calcestruzzo, si era rivolto a Gagliano e non "a persone di Porto Empedocle".

Gagliano avrebbe riferito che "era meglio pagare e stare tranquilli”. Fra i due si instaura anche un contenzioso e Colletto riceve un decreto ingiuntivo da Gagliano. I difensori, gli avvocati Calogero Meli e Giovanni Rizzuti, hanno sostenuto che la ricostruzione contabile fosse infedele. Adesso i giudici vogliono vederci chiaro e hanno nominato quale perito, per eseguire questi accertamenti, l’ingegnere Guido Nicastro. 

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