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L'inchiesta sulle scommesse on line illegali, il gip: "Schembri a capo di un'associazione ma non ha favorito la 'Ndrangheta"

I dettagli del provvedimento di convalida del fermo: cade l'aggravante dell'avere agevolato la mafia per l'ex responsabile di Goldbet

Davide Schembri, 43 anni, di Agrigento, ex responsabile della Goldbet, "era a capo di un'organizzazione criminale che si occupava di scommesse on line illegali ma non ha favorito la 'Ndrangheta".

Il gip convalida il fermo di Schembri

Lo scrive il gip Alessandra Vella nel provvedimento con cui, ieri mattina, ha disposto la convalida del fermo per il quarantenne, nei cui confronti, però, cade l'aggravante del favoreggiamento dell'associazione mafiosa: per effetto dell'esclusione di questa accusa, sul piano indiziario, il giudice gli ha applicato gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. I dettagli del provvedimento sono stati messi a fuoco nelle ultime ore. Schembri, difeso dagli avvocati Daniela Posante e Valentina Castellucci, venerdì mattina, in occasione dell'interrogatorio, nel carcere Petrusa di Agrigento, si è difeso per oltre tre ore cercando di dare delle giustificazioni alle contestazioni e di chiarire il contenuto di alcune intercettazioni. 

Scommesse illegali in mano alla mafia, coinvolti quattro agrigentini

Il nome di Schembri figura nella lista dei sessantotto fermati, sparsi per l'Italia, dell'operazione "Galassia", scaturita da un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Gli inquirenti ipotizzano l'esistenza di una rete criminale, sparsa per il territorio nazionale, che avrebbe alimentato un sistema di gestione delle scommesse on line totalmente illegale attraverso delle piattaforme che sfruttavano server stranieri. Nel business si sarebbe infiltrata la mafia calabrese che avrebbe offerto protezione in cambio di una percentuale sui guadagni. Schembri è accusato di avere avuto dei contatti con alcuni esponenti vicini alla 'Ndrangheta. Da chiarire, in particolare, i presunti legami col ventiseienne calabrese Rocco Iannì, ritenuto socio in affari col pentito Fabio Lanzafame. 

“Ho solo dato una mano a quel ragazzo – ha spiegato al gip – perché me lo aveva chiesto un amico, cercai di dargli dei consigli per avviare un’attività nel settore delle scommesse. Con lui non c’è mai stato un rapporto commerciale”. Il giudice, dopo essersi occupata della convalida per rogatoria e avere disposto gli arresti domiciliari, ha trasmesso gli atti al tribunale di Reggio Calabria. 

Schembri, sostiene l'accusa, sarebbe stato il capo della "cellula" agrigentina dell'organizzazione. Il gip Alessandra Vella, che si è occupata della convalida per rogatoria, visto che Schembri è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto dalla Dda di Reggio Calabria ma si trovava ad Agrigento, ha poi trasmesso gli atti al pm del Tribunale della città dello stretto. 

La Dda ha disposto anche il sequestro preventivo di una serie di beni nella sua disponibilità: tre appartamenti nel centro storico, polizze assicurative, due auto e quote di due società, che operano nel campo delle scommesse, con sede a Lampedusa e in Austria. 

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