"Necessita di un ricovero ma con la pandemia sarebbe un rischio", chiesta scarcerazione del boss

La difesa del sessantenne Accursio Dimino, personaggio chiave dell'operazione "Passepartout", sollecita gli arresti domiciliari

Accursio Dimino

“I dati sanitari necessitano del ricovero ed il trasferimento in ospedale, in presenza di pandemia, non garantisce, stante la detenzione in custodia cautelare, le cure al pari dei pazienti tutelati dalla Costituzione, cure che se non vengono somministrate tempestivamente ed in condizioni socio ambientali ottimali potrebbero evolvere in condizioni di maggiore gravità”.

Con queste motivazioni, l’avvocato Salvatore Pennica, difensore del boss di Sciacca, Accursio Di Mino, chiede al gip di Palermo la scarcerazione del sessantunenne, arrestato il 4 novembre nell’ambito dell'operazione "Passepartout" che ha svelato un intreccio fra la famiglia mafiosa e una parte della politica. Il legale, in particolare, chiede la concessione degli arresti domiciliari. Fra i principali indagati c’è Antonello Nicosia, 48 anni, di Agrigento, assistente parlamentare della deputata di Italia Viva, Giusi Occhionero, accusato di associazione mafiosa. Nicosia sarebbe stato il braccio destro del capomafia Accursio Di Mino, tornato libero dopo due condanne per mafia. Insieme avrebbero gestito affari e persino progettato un omicidio.

A Nicosia si contesta, fra le altre cose, di avere strumentalizzato la sua funzione di collaboratore parlamentare per entrare in alcune carceri siciliane, parlare con i boss e trasmettere all'esterno i messaggi che servivano alla gestione della famiglia mafiosa. Insieme a Nicosia e Dimino - quest'ultimo pure indagato per associazione mafiosa - figura fra i destinatari del provvedimento, che prelude alla richiesta di rinvio, anche la parlamentare Occhionero che rischia di finire a processo per l'accusa di falso con l'aggravante di avere agevolato l'associazione mafiosa. Un complesso di accuse che presto potrebbe approdare in aula per il processo.

I pubblici ministeri della Dda Francesca Dessì e Geri Ferrara hanno, da settimane, fatto notificare l'avviso di conclusione dell'inchiesta per i sei indagati. Completano la lista i fratelli Paolo e Luigi Ciaccio, 33 anni e Massimiliano Mandracchia, 47 anni, accusati di favoreggiamento nei confronti di Nicosia, Dimino e altri associati che sarebbero stati aiutati ad eludere le investigazioni e trasmettere messaggi.

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La difesa di Dimino, detenuto nel carcere di Napoli, adesso, in considerazione dei problemi di salute dell’indagato, emersi di recente, chiede che si possa curare in casa e non in ospedale “dove l’epidemia di Covid-19 potrebbe avere l’effetto contrario”.

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