Commenti negativi sul "braccio destro del primo ministro"? Nicosia: "Onorè non parlare a matula"

Antonello Nicosia, con un messaggio vocale, avrebbe redarguito pesantemente, giungendo quasi alla minaccia, qualcuno che lui chiama "onorè" (dunque verosimilmente identificabile in Giuseppina Occhionero) - scrivono i pm della Dda di Palermo

L'indagato Antonello Nicosia

Erano stati fatti dei commenti negativi su Santo Sacco? Antonello Nicosia, con un messaggio vocale, avrebbe redarguito pesantemente, giungendo quasi alla minaccia, qualcuno che lui chiama "onorè" (dunque verosimilmente identificabile in Giuseppina Occhionero) - scrivono i pm della Dda di Palermo - . E' il 7 marzo scorso quando l'ambientale, collocata all’interno dell’autovettura in uso all’indagato (l’ennesima presa a noleggio) registrava la sua voce: “Onore' non parlare a matula, onore' non parlare a matula, già stai parlando a matula … Santo Sacco non sbaglia, Santo Sacco non sbaglia, Santo Sacco, il braccio destro del primo ministro, non sbaglia, non sbagliare a parlare tu invece, che non è giusta questa cosa, meno male che non ti sente perché per quest'ora dorme alle tre si fa il riposino  perché altrimenti lo chiamerei  per dire che cosa mi hai detto, non si fanno queste cose”. 

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Ne seguiva un altro, sempre dello stesso tenore, intercettato dalla ambientale: “Onore' non è che fai finta che non capisci le cose e te le facciamo passare lisce a matula, a matula, a matula, parli a matula, a matula, a matula significa parli inutilmente dice minchiate e non è permesso, non è permesso altrimenti il cous cous a Selinunte non te lo puoi mangiare manco se viene lo capisci chi può venire manco se... e manco se porti Bersani che tu dici che può fare tutte cose... a Selinunte cous cous non ne mangia nessuno cioè non parlare a matula trattalo bene lo zio Santo Sacco vedi che ti ha mandato pure la fotografia del giornale la copia del giornale ti dice che non c'entrano più niente loro perché non so... non sono più al comando (ride) cioè Santo Sacco praticamente che è caduto in disgrazia". Emerge anche questo dalle pagine del provvedimento di fermo di indiziato di delitto - che è stato convalidato dal gip del tribunale di Sciacca: Alberto Davico - a carico, fra gli altri, del collaboratore parlamentare Antonello Nicosia di Sciacca. 

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Santo Sacco è l'ex consigliere provinciale, ex consigliere comunale di Castelvetrano, sindacalista della Uil che è stato definitivamente condannato in quanto componente della famiglia mafiosa di Castelvetrano, per conto della quale aveva addirittura intrattenuto - stando alla sentenza di condanna - un rapporto epistolare con il latitante Matteo Messina Denaro.

Mentre era in corso l'indagine del Ros dei carabinieri, lo scorso 21 ottobre Santo Sacco è stato scarcerato, dopo una lunga detenzione, dalla casa circondariale di Nuoro. Nei giorni successivi ha fatto rientro a Castelvetrano dove, il 26 ottobre 2019, è stato sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno in quel Comune. Appena rientrato nella sua abitazione, nonostante le prescrizioni impostegli dall’applicazione della misura, Sacco - scrivono i pm della Dda di Palermo - riceveva la visita del (pregiudicato) Nicosia. La riunione fra i due durava almeno una ventina di minuti.

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"Il progetto del Nicosia non era solo quello di continuare a mantenere i contatti coi propri associati mafiosi detenuti ma anche quello, ben più ambizioso, di interferire nella gestione del sistema carcerario italiano al fine - scrivono i magistrati della Dda - di ridimensionarne la portata afflittiva, ufficialmente per scopi nobili ma, in realtà, per alleggerire l’espiazione della pena ai propri sodali. Tale ulteriore versante si comprendeva da una serie di intercettazioni registrate già il 30 dicembre 2018, dopo le prime visite presso le carceri siciliane insieme al deputato Occhionero". 

Per i magistrati della Direzione distrettuale antimafia "l’impegno di Nicosia per Santo Sacco era tale che, dalle conversazioni registrate successivamente, si comprendeva che l’indagato aveva sollecitato la Occhionero ad attivarsi per far trasferire il detenuto dalla casa circondariale di Nuoro (dove era effettivamente detenuto) a quella di Roma perché, da tale trasferimento, per ragioni allo stato non perfettamente decifrabili, lei avrebbe potuto ottenere, sempre a detta del Nicosia, un servizio di scorta e così evitare faticose trasferte in treno dal Molise (luogo di residenza del deputato) a Roma". L'intercettazione è de 27 febbraio 2019. 
 
  

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