Mafia, la maxi inchiesta Montagna: la difesa gioca di anticipo e chiede la conferma delle assoluzioni

Prima applicazione di una nuova norma del codice che consente la consegna di memorie per replicare all'appello dei pm

Domenico Maniscalco

La difesa gioca di anticipo e chiede alla Corte di appello l’assoluzione di due imputati, già scagionati in primo grado. Questo perché, di recente, è stata introdotta una norma che consente di depositare delle memorie per replicare da subito all’appello del pubblico ministero. L’occasione per sperimentare la nuova formula è il processo scaturito dall’operazione antimafia “Montagna” che il 22 gennaio del 2018 ha disarticolato la nuova geografia mafiosa della provincia di Agrigento svelando anche un presunto intreccio con la politica.

Il 26 luglio scorso, il gup di Palermo Marco Gaeta ha deciso 35 condanne e 19 assoluzioni nell’ambito del troncone abbreviato del processo dove sono stati giudicati la quasi totalità degli imputati. Le assoluzioni sono state impugnate dalla Dda e, nelle prossime settimane, emergenza Coronavirus permettendo, sarà fissato il processo di appello. Fra gli imputati che rischiano di vedersi ribaltare la sentenza che li scagiona c’è Domenico Maniscalco, 54 anni, di Sciacca, accusato di associazione mafiosa, per avere fatto parte della locale famiglia, e di tre ipotesi di estorsione.

La difesa, affidata agli avvocati Giovanni Castronovo e Angelo Barone, nel replicare all’appello del pm, ripropone alcune questioni formali e chiede la nullità della richiesta di rinvio a giudizio perché, dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati, la sua posizione sarebbe stata archiviata e poi riaperta senza seguire le procedure previste dal codice.

E poi ancora, secondo i legali l’appello del pm “è manifestamente generico e si limita a riproporre questioni già affrontate dal gip senza addurre alcun elemento nuovo”. La difesa sottolinea, inoltre, alcune valutazioni errate che sarebbero state compiute dal pm, nell’atto di appello, nell’interpretazione della sentenza. Altra memoria difensiva, per replicare all’atto di appello del pm prima del processo, è stata presentata dall’avvocato Giovanni Castronovo e dalla collega Maria Teresa Nascè per ribadire la richiesta di conferma dell’assoluzione per Angelo Giambrone, 36 anni, di Cammarata, accusato, fra le altre cose, di associazione mafiosa ed estorsione.

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La difesa replica: “Il giudice ha accertato che non era organico, non lo dice neppure il collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta che lo definisce semplice persona contigua. I rapporti con questi ambienti, al massimo, erano dettati da ragioni familiari legati al padre deceduto”. 

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