Lunedì, 26 Luglio 2021
Mafia

Quaranta si è pentito, Nicosia: "Che si usa dare confidenza ...? Uno spazzino è"

E' il 20 febbraio dello scorso anno quando viene intercettata una conversazione fra il presunto capomafia Accursio Dimino e il collaboratore parlamentare: "Come minchia si affida a gente così ... si affidano a gente così scarsa così ... cosi scadente"

" ... che si usa dare confidenza, che si usa dare confidenza ...? Uno spazzino è". E' il 20 febbraio dello scorso anno quando viene intercettata una conversazione fra il collaboratore parlamentare Antonello Nicosia, 48 anni, originario di Sciacca e il presunto capomafia Accursio Dimino, 61 anni. Entrambi sono stati sottoposti a fermo - dal Gico della Guardia di finanza e dal Ros dei carabinieri - nell'ambito dell'inchiesta antimafia "Passepartout". E' l'indomani della collaborazione con la giustizia di Giuseppe Quaranta, arrestato nell'ambito dell'inchiesta denominata "Montagna" quale capo della famiglia mafiosa di Favara. Quaranta, subito dopo l'arresto, è divenuto collaboratore di giustizia.  

Blitz "Passepartout", 5 fermati: ci sono anche un capomafia e un collaboratore parlamentare

Giuseppe Quaranta, per Dimino, è "cosa inutile". Ecco gli stralci della conversazione finiti nel porvvedimento di fermo. 
Nicosia: il pentito non è attendibile, racconta fesserie.
Dimino: no che non è attendibile questo Quaranta ma bensì …
Nicosia: ma non è attendibile, questo una cosa inutile è.
Dimino: ma questo drogato è.
Nicosia: a me lo devi dire?
Dimino: ma questo qua ...
Nicosia: ... che si usa dare confidenza, che si usa dare confidenza ...? Uno spazzino è.
Dimino: ma poi a parte questo, non è il discorso ...
Nicosia: comunque cù tutte cose si sono cambiate ... nel senso che ... non si può ... non si può ... come minchia si affida a gente così ... si affidano a gente così scarsa così ... cosi scadente.
Dimino: perchè non c'è più ...
Nicosia: perchè non c'è più nessuno che gli dà confidenza ...
Dimino: ma scusa se dice ... eee... "fussiru pu" ... no...ora dice che non si punge più.

Le intercettazioni sono state realizzate nonostante Dimino - emerge dalla ricostruzione dei magistrati della Dda di Palermo - avesse una "vera e propria ossessione per eventuali attenzioni investigative nei propri confronti e una sua grande scaltrezza nell'eluderle. Più volte infatti sono state registrate raccomandazioni e rimproveri di Dimino ai propri 'accompagnatori' perché evitassero di parlare in qualsiasi sede". "La conoscenza dei sistemi tecnici di indagine e la capacità del Dimino di eluderli facilmente non ha consentito - ricostruiscono sempre i magistrati - di accertare compiutamente finora numerosi episodi in cui lo stesso indagato si sarebbe reso autore di minacce, estorsioni e danneggiamenti".

 

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