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La scheda / Chi è Ninu 'u giardinisi, ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Agrigento

Per gli inquirenti è uno dei personaggi di maggiore caratura mafiosa ad Agrigento. Ha alle spalle precedenti penali che gli investigatori definiscono "di tutto rispetto": è stato tratto in arresto nel 1998 per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso nell'operazione "Akragas", riportando condanna ad 8 anni di reclusione, con sentenza definitiva

Antonino (Nino) Iacono

Antonino Iacono, detto "Ninu 'u giardinisi", 61enne di Giardina Gallotti (frazione di Agrigento), per gli inquirenti è uno dei personaggi di maggiore caratura mafiosa ad Agrigento. E' stato arrestato stanotte dagli agenti della Squadra mobile di Agrigento nell'ambito dell'operazione "Icaro" proprio perché ritenuto capo famiglia della cosca di Agrigento. 

Ha alle spalle precedenti penali che gli investigatori definiscono "di tutto rispetto": è stato tratto in arresto nel 1998 per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso nell'operazione "Akragas", riportando condanna ad 8 anni di reclusione, con sentenza definitiva.

Dopo aver scontato la pena, "Ninu 'u giardinisi" è stato sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con l'obbligo di residenza per la durata di 4  anni e poi alla libertà vigilata per un anno (terminata il 25 aprile del 2013).

Nel marzo del 1991 ha riportato un'assoluzione dall’imputazione di associazione per delinquere di stampo mafioso. Circa venti giorni dopo questa sentenza, però, i carabinieri (nel corso delle attività d'indagine in seguito all'omicidio di Giuseppe Traina) lo arrestarono in contrada "Fauma", a Porto Empedocle, unitamente al raffadalese Pasquale Pirrera, perché trovato in possesso di una pistola calibro 7,65 con marca e matricola abrasa.

Nel corso dei servizi tecnici e di osservazione svolti nei confronti suoi, del genero Giuseppe Lo Pilato e del figlio Gioacchino Iacono (anche loro due indagati nell'ambito dell'operazione di stanotte), i poliziotti della Squadra mobile hanno scoperto i contatti tra Nino Iacono e soggetti come Fabrizio Messina, fratello di Gerlandino, arrestato nell'ambito dell'operazione "Nuova cupola" e condannato in primo grado nel 2013 a 9 anni di reclusione; Angelo Gioacchino Middioni, cugino di Giuseppe Falsone, arrestato nel 2013 per associazione mafiosa; Mauro Capizzi, già condannato per aver fatto parte della famiglia mafiosa di Ribera; Giovanni Tarallo, agrigentino, anche lui arrestato nell'operazione "Nuova cupola" e condannato in primo grado a 20 anni di reclusione; Francesco Ribisi, anche lui nella rete di "Nuova cupola", condannato a 20 anni in primo grado; Francesco Tortorici, uomo di fiducia ed emissario di Vincenzo Marrella di Montallegro; e Francesco Messina, zio di Gerlandino e di Fabrizio, già reggente della famiglia di Porto Empedocle.

Secondo quanto captato dagli agenti nella sua casa di campagna di contrada Fauma, Antonino Iacono ha rivestito la carica di "capo della famiglia di Agrigento" ed ha altresì dimostrato di ricoprire un ruolo di vertice, essendo emersa dalla attività di indagine la sua decisiva "influenza" anche sulle famiglie di Porto Empedocle, Cianciana e Montallegro: sono state registrate delle conversazioni ambientali nella sua campagna durante le quali si discuteva delle dinamiche interne all’organizzazione mafiosa e la "messa a posto" di alcuni imprenditori operanti nel settore edile ed alimentare, alle quali hanno partecipato fattivamente – oltre a Antonino Iacono – anche Giuseppe Lo Pilato, Francesco Messina (zio di Gerlandino), il favarese Giuseppe Picillo e l'agrigentino Gioacchino Iacono, figlio di Antonino.

Durante le indagini, inoltre, gli investigatori hanno avuto riscontro su un incontro avvenuto nel gennaio del 2013 sempre nelle campagne di contrada Fauma, tra Iacono ed alcuni esponenti mafiosi di Palermo, ossia Antonino Seranella, Antonino Ciresi ed Emilio Rinciari. Giusto un mese dopo quell'incontro, Antonino Ciresi venne arrestato dai carabinieri di Palermo, unitamente ad altri tre soggetti, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di tentata estorsione aggravata in concorso.

E poi, ancora, gli incontri con Valentino Bianco, nipote paterno di Giuseppe Bianco inteso "u principinu", 76enne di Santa Ninfa (Trapani) arrestato nel 1996 per un omicidio a cui avrebbe partecipato anche Matteo Messina Denaro, attuale numero uno di Cosa nostra.

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